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Corruzione: Cassazione fissa paletti su concussione, no a linea dura su L. Severino

14 marzo 2014 | 16.06
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No alla linea dura sulla legge Severino che "ha reso più netta la distinzione tra il reato di concussione e le fattispecie corruttive". La Cassazione a sezioni unite fissa i paletti sulla legge 190 del 2012 e in oltre sessanta pagine spiega che le norme penali anticorruzione della legge Severino devono essere interpretate condannando a pene più pesanti per concussione solo chi "limita radicalmente" la libertà del soggetto sul quale fa pressione, mentre in maniera più mite - con prescrizione breve e senza pena accessoria - sono da punire le forme di 'pressione non irresistibile'".

In particolare, nelle motivazioni contenute nella sentenza 12228, la Suprema Corte dice che "sussiste continuità normativa, limitatamente alla posizione del pubblico agente, tra la previgente concussione per induzione e il nuovo reato di induzione indebita a dare o promettere utilità".

La Cassazione, esaminando diversi casi per capire se debbano rientrare nella 'concussione' piuttosto che nella 'induzione indebita', mette in guardia sul fatto che "il criterio del danno-vantaggio non sempre consente, se isolatamente considerato nella sua nettezza e nella sua statiticità, di individuare il reale disvalore di vicende che occupano la cosiddetta 'zona- grigia'. (segue)

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