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Corte dei Conti, bene la spending review ma c'è 'ipertrofia enti e

23 giugno 2016 | 13.21
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Il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri (Fotogramma)

La Corte dei Conti 'promuove' la spending review e lancia una frecciata a Enti e Authority, vittime di una costosa 'ipertrofia'. La presentazione del Rendiconto generale dello Stato 2015 diventa così l'occasione per i giudici contabili per fare il punto sull'andamento di una spesa pubblica che comunque negli ultimi anni - ha riconosciuto il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri - è stata oggetto di un contenimento che "appare assai severo: retribuzioni pubbliche, acquisto beni e investimenti mostrano anche nei dati del 2015 il permanere di una evoluzione sotto controllo". In particolare la spending review ha portato a partire dal 2010 per i redditi da lavoro dipendente delle amministrazioni pubbliche a "una diminuzione in valori assoluti che nel 2015 assomma ad oltre 10 miliardi e che colloca l'Italia tra i paesi europei con la più bassa incidenza tra costo del lavoro pubblico e prodotto interno lordo".

Tuttavia, ha sottolineato il presidente, "l'urgenza, talvolta affannosa, di realizzare un rigido percorso di rientro verso l'equilibrio di finanza pubblica ha reso più difficile il bilanciamento con le esigenze, anch'esse pressanti, di salvaguardia di politiche pubbliche vitali". Squitieri ha indicato, fra l'altro, il "continuo assottigliarsi in questi anni della quota di risorse pubbliche destinate alle infrastrutture e in generale alle opere pubbliche che in questo caso vede l'Italia in coda alla graduatoria europea. Una tendenza comune tanto all'amministrazione centrale quanto agli enti locali".

Per fortuna, ha sottolineato Squitieri, "l'uscita dalla stretta emergenza finanziaria e l'auspicio di una ripresa economica più solida hanno consentito di recente di predisporre correttivi a manovre di taglio che alla lunga stavano mostrando effetti collaterali insostenibili". Una ripresa, comunque che - ha ricordato Angelo Buscema, presidente di coordinamento delle sezioni riunite della Corte dei Conti - non deve rassicurare più di tanto: infatti, ha osservato, in Italia "il recupero della crescita del prodotto interno lordo dopo la lunga crisi appare troppo modesto e soprattutto in ritardo rispetto alla ripresa in atto bei principali paesi europei". E sulla pa ha osservato che il processo di riordino organizzativo è stato "defatigante, continuo e disordinato e, in taluni casi, si è venuto a sovrapporre ad analoghi percorsi derivanti dalla ridefinizione delle competenze dei ministeri ovvero dalla costituzione di Enti e Agenzie nazionali". In più "anche il processo di riduzione della rete periferica degli uffici dei ministeri è stato sinora troppo timido e ha, in definitiva, inciso solo sui vertici degli uffici".

Sul fronte fisco, il pg Martino Colella ha spiegato che "l'auspicabile prospettiva di una riduzione della pressione fiscale su famiglie ed imprese ripropone la necessità di una revisione strutturale dell'intero sistema tributario". Tra le misure necessarie, ha spiegato Colella, "un impegno in tre direzioni: un ampliamento della base imponibile, una rivisitazione degli obiettivi redistribuiti assegnati al sistema di prelievo e la ricerca di un effettivo coordinamento della leva fiscale tra i livelli di governo".

Come detto, la Corte dei Conti punta il dito anche contro le Authority, auspicando uno stop agli enti inutili e ai duplicati, sottolineando "l'attuale ipertrofia di enti e strutture (comprese le autorità indipendenti)". Una ipertrofia di enti - ha aggiunto Colella - "che, al di là della qualificazione formale, si reggono dal punto di vista finanziario esclusivamente grazie a contributi o partecipazioni pubbliche" e che "richiede - più che l'avvicendarsi di generiche, e spesso contraddittorie previsioni di riduzione o razionalizzazione, la cui attuazione è sostanzialmente lasciata alla mera discrezionalità se non all'arbitro delle amministrazioni centrali o locali interessate - che si attivi una concreta attività di sfoltimento degli stessi, partendo dai casi in cui è più evidente la duplicazione delle competenze e la sostanziale mancanza di un interesse pubblico attuale alla loro esistenza".

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