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Bioetica: Corte suprema Canada, medici possono praticare suicidio assistito

06 febbraio 2015 | 18.25
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La Corte suprema del Paese ha stabilito che i medici possono aiutare malati in condizioni gravi e incurabili a morire, ribaltando il divieto previsto da una legge del 1993. Secondo i giudici, che si sono espressi all'unanimità, la normativa in vigore viola i diritti dei cittadini canadesi e va quindi riscritta. Il Governo avrà un anno di tempo per farlo

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Nella foto, l'euforia dopo la sentenza di Grace Pastine della British Columbia Civil Liberties Association, l'associazione che ha chiamato in causa i giudici (Infophoto)

Dietrofront sul suicidio assistito in Canada. La Corte suprema del Paese ha stabilito che i medici possono aiutare malati in condizioni gravi e incurabili a morire, ribaltando il divieto previsto da una legge del 1993. Secondo i giudici, che si sono espressi all'unanimità, la normativa in vigore viola i diritti dei cittadini canadesi e va quindi riscritta. Il Governo avrà un anno di tempo per farlo.

Il pronunciamento della Corte suprema riguarda un caso sollevato da un gruppo di attivisti impegnati nel sostegno dei diritti civili, a nome di due donne affette da patologie degenerative e già morte: Kay Carter, colpita da stenosi spinale e deceduta nel 2010 in Svizzera dove si è recata proprio per porre fine alla propria vita, e Gloria Taylor, malata di Sla e morta nel 2012. Lo riporta la Bbc online ricordando che il suicidio assistito è legale in diversi Paesi europei in alcuni Stati americani. Nella legislazione canadese sono previsti fino a 14 anni di carcere per chi consigli o aiuti un malato a morire, o si renda in qualche modo complice del gesto.

La decisione della Corte canadese è limitata a pazienti adulti consenzienti, affetti da malattie incurabili, ma non necessariamente in fase terminale, che patiscano "sofferenze durature e intollerabili".

"E' un giorno incredibile", commenta Grace Pastine della British Columbia Civil Liberties Association, l'associazione che ha chiamato in causa i giudici. "Il suicidio assistito - dice - viene ora riconosciuto per quello che è: un servizio medico che mette fine, per alcune persone, a sofferenze insopportabili".

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