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Ricerca: Corte Ue, brevettabile ovulo umano non fecondato

18 dicembre 2014 | 12.15
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Un ovulo non in grado di svilupparsi in un essere umano può essere, in linea di principio, oggetto di brevetto a fini industriali o commerciali. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea, secondo cui per poter essere qualificato come 'embrione umano', un ovulo umano non fecondato "deve necessariamente avere la capacità intrinseca di svilupparsi in essere umano". Di conseguenza, "il solo fatto che un ovulo umano attivato per partenogenesi inizi un processo di sviluppo non è sufficiente per considerarlo un embrione umano".

Il caso rimanda a una sentenza del 2011, in cui la Corte di giustizia europea ha dichiarato che l'uso delle cellule staminali embrionali per la ricerca scientifica non può essere brevettato per motivi di dignità umana. Ma la britannica Stem Cell Corporation ha sostenuto che la sentenza non si debba applicare agli embrioni che non possono svilupparsi in esseri umani.

La direttiva comunitaria del 1998 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche prevede invece che non sono brevettabili le utilizzazioni di embrioni umani a fini industriali o commerciali. Ma la sentenza di oggi della Corte di giustizia della Ue stabilisce che un organismo non in grado di svilupparsi in essere umano non costituisce un embrione umano ai sensi della direttiva.

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