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Cossiga, Bruno Vespa: "Un dolore averlo visto morire in assoluta solitudine"

16 agosto 2020 | 20.44
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(Fotogramma)

"E' stato un grande uomo politico, a lungo incompreso, una persona che ci manca. Resta anche il dolore di averlo visto morire in assoluta solitudine, anche familiare". E' amaro il tono con cui Bruno Vespa ricorda, all'AdnKronos, Francesco Cossiga, nel decennale della sua morte.

"Quando iniziò a comportarsi da picconatore ebbi con lui una decisa polemica, che ci portò a una profonda amicizia - racconta poi Vespa - io sostenevo che prima di picconare una casa bisogna costruirne un'altra. Poi ho dovuto ammettere che aveva ragione lui, la Prima Repubblica era decotta e lui lo avvertiva con lucidità straordinaria. Fu poi il primo ad avere il coraggio di porre il tema dei limiti, anche costituzionali, della magistratura che, sottolineava, è un ordine non un potere dello Stato; nessuno ha avuto la forza di seguirlo su questa strada".

"Litigai fortemente con Cossiga quando ero direttore del Tg1 e lui Presidente della Repubblica e nonostante questo volle che anche io, con gli altri direttori di telegiornali e con Letta, in rappresentanza di Fininvest, fossi testimone delle sue dimissioni, poi ci riunì in salottino e ci disse: 'Ora che non sono più presidente apriamo una bottiglia di Krug'", racconta ancora Vespa e aggiunge: "Ricordo con lui cene, incontri straordinari, pieni di aneddoti e novità. Nel 1993, quando mi dimisi dalla direzione del Tg1, lo cercai per un mio libro e gli chiesi perché ce l'avesse con me, lui mi rispose di non avercela mai avuta con me ma con il sistema e dato che io dirigevo il Tg1 ero parte del sistema. Finché è vissuto, ogni volta che stavo per chiudere un libro lo andavo sempre a trovare. Era diventato un rito".

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