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Cossiga, Zanda: "Quei terribili 55 giorni del sequestro Moro che lo hanno segnato"

17 agosto 2020 | 11.30
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"Ricordo bene quando decise le sue irrevocabili dimissioni proprio perché sentiva la responsabilità di non essere stato in grado da ministro dell'Interno di difendere Moro"

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(Fotogramma)

"Ricordo sempre con grande affetto Francesco Cossiga e mi ha molto colpito la bella intervista che la figlia Anna Maria ha rilasciato a Marzio Breda per il Corriere della Sera. Mi ha colpito soprattutto quando ha ricordato che il padre si svegliava di notte dicendo 'Moro l'ho ucciso io'. In quegli incubi notturni ci sono la tragedia e il senso di colpa che hanno accompagnato Francesco Cossiga per tutta la vita a partire da quei terribili 55 giorni del 1978. E' da allora che Cossiga si è sentito personalmente responsabile del sequestro e dell'assassinio di Aldo Moro: era lui il ministro dell'Interno, ma non era riuscito a salvare la vita dell'uomo cui si sentiva legato più che a chiunque altro". Così all'Adnkronos Luigi Zanda, portavoce di Francesco Cossiga al ministero dell’Interno (1976-1978) e alla Presidenza dei Consiglio dei ministri con il primo e il secondo governo Cossiga.

"Ricordo bene - prosegue Zanda - quando immediatamente dopo il sequestro e l'uccisione della scorta, Francesco Cossiga decise le sue irrevocabili dimissioni proprio perché sentiva la responsabilità di non essere stato in grado da ministro dell'Interno di difendere Moro. Negli anni seguenti ho parlato tanto con lui del sequestro Moro. Alla fine veniva sempre fuori il nodo delle sue responsabilità. Non credo che abbia mai pensato che dal cosiddetto partito della trattativa sarebbe potuta venire la salvezza di Moro. Ma certo sentiva su di sé in quanto ministro dell'Interno tutto il peso della inadeguatezza e dell'impreparazione degli apparati dello Stato che non furono in grado né di impedire il sequestro né di liberare Moro", conclude.

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