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Covid, Arcuri: "Pediatri in campo quando crescerà capacità vaccini"

09 gennaio 2021 | 16.47
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"Il virus continua essere pericoloso ma abbiamo imparato come affrontarlo. Abbiamo vaccinato 506mila persone in una settimana, abbiamo il primato in Europa, meglio della Germania che ha 20 milioni di residenti in più. In attesa di un numero maggiore di dosi, abbiamo una macchina che consente di non conservare in magazzino una dose per un minuto in più del necessario. Dobbiamo prepararci a una disponibilità maggiore e a una crescente capacità di somministrazione. E qui senz’altro entrerà in campo la pediatria di famiglia". Lo ha sottolineato Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, nel suo intervento questa mattina al webinar 'A me il braccio please. Vaccinare contro il Covid-19 gli operatori sanitari' promosso dalla Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp).

"Noi vacciniamo su un programma approvato dal Parlamento - ha ricordato il commissario - Le persone che hanno per ragioni professionali l’esposizione al contagio più alta e che stanno in prima linea devono essere messe in sicurezza subito: fra queste ci siete anche voi. Mi occuperò di garantire che i pediatri di libera Scelta e i medici di medicina generale vengano vaccinati nel minor tempo possibile, compatibilmente con le dosi disponibili".

"Sulla campagna di somministrazione, non avrebbe senso non coinvolgervi: siete una risorsa che può occuparsene, avete la prossimità territoriale necessaria e vi occupate di persone che non hanno altre relazioni sanitarie. Sono sicuro che continuerete a dare il vostro contributo e che potremo andare insieme verso l’obiettivo di somministrare entro l’autunno 120 milioni di dosi di vaccino. Non considerarvi parte del nostro esercito sarebbe davvero scellerato", ha concluso Arcuri.

Paolo Biasci, presidente della Fimp, ha spiegato: "Ci siamo sin da subito resi disponibili a occuparci di tutte le somministrazioni previste nel Calendario vaccinale dei bambini e anche di quelle contro il Covid-19. Ma dobbiamo essere messi in condizione di farlo in sicurezza, per noi e per i nostri pazienti: il contagio corre soprattutto sul territorio. L’accordo sui test rapidi ci ha visto in prima linea con una risposta rapida ed efficace: un significativo 60% dei pediatri di famiglia si è organizzato nel proprio studio per effettuare i tamponi, ma anche gli altri non sono stati da meno organizzando la propria disponibilità in strutture individuate con le aziende sanitarie".

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