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Vaccino covid, tocca a adulti 40-49 anni: strategia di Londra

26 febbraio 2021 | 14.22
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Dopo anziani e persone a rischio. Ma per i sindacati dovrebbero venire prima insegnanti e forze dell'ordine

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(Foto Afp)

Saranno gli adulti di età compresa tra i 40 e i 49 anni i prossimi a essere vaccinati contro il coronavirus nel Regno Unito. Questo accadrà quando sarà completata la somministrazione di almeno una dose a tutti i gruppi a rischio indicati nella Fase 1 della campagna messa in campo dal governo di Boris Johnson. Le vaccinazioni procederanno quindi a comprendere gli altri gruppi di età, prima i 30-39enni e poi con tutti quelli compresi tra 18 e 29 anni.

La decisione, che testimonia l'efficacia finora dimostrata dalla campagna vaccinale britannica, è frutto dell'analisi del Joint Committee on Vaccination and Immunisation (Jcvi), che ha spiegato come le evidenze scientifiche dimostrino che il modo più efficace per ridurre i decessi e i ricoveri ospedalieri sia proprio quello basato sull'età. Dopo i gruppi 1-9 della Fase 1, le persone di età compresa tra 40 e 49 anni sono quelle più a rischio di ospedalizzazione, mentre il rischio si riduce con l'abbassarsi dell'età degli individui.

La decisione, riporta il Guardian, rischia di non essere accolta positivamente dai sindacati, che sostengono che i lavoratori in prima linea, come gli insegnanti e le forze dell'ordine debbano essere il prossimo gruppo prioritario per le vaccinazioni anti covid, dopo il completamento dei gruppi più anziani e delle persone a rischio. Anche le organizzazioni per la difesa delle minoranze sostengono che asiatici, neri e appartenenti alle minoranze etniche debbano essere favoriti, perché maggiormente a rischio di contagio.

Il Jcvi sostiene invece che una campagna di vaccinazione di massa rivolta a categorie di lavoratori sarebbe più complessa da realizzare e rallenterebbe l'andamento della campagna generale, lasciando esposte un numero elevato di persone maggiormente a rischio. I modelli studiati dagli esperti, ha spiegato il comitato, suggeriscono che la rapidità nella somministrazione del vaccino sia il fattore determinante per evitare il rischio di una ripresa massiccia dei contagi.

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