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Covid, gestore night club: "Puniti da governo, difficile ripartire"

30 dicembre 2021 | 19.33
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(Foto di repertorio - Fotogramma)

Una chiusura inaspettata e dannosa. I night club di tutta Italia, assimilati alle discoteche, sono rimasti chiusi per una settimana dopo il decreto legge del 24 dicembre scorso che ha previsto una nuova stretta per contenere l'epidemia di Covid-19. Oggi alcuni riaprono, lavorando con la licenza accessoria di bar e ristoranti e seguendo le regole della ristorazione. "E' stato un duro colpo, per noi è come ricominciare da capo dopo il lockdown", dice Marco Loiodice, gestore dell'Extasià, locale di lap dance in pieno centro a Milano, contattato dall'Adnkronos. "Noi ci stavamo riprendendo, ma improvvisamente il giorno di Natale ci hanno nuovamente chiuso, senza avvertici e senza dirci nulla su eventuali ristori". Per Loiodice, che ha fondato l'Extasià nel 1997, il decreto "è stata una discriminazione, anzi una punizione: i night club, invece, "sono molto più controllabili di un ristorante o un pub, che hanno iniziato, di frodo, a svolgere l'attività di locali notturni", diventando locali da ballo irregolari.

Nel locale, continua il gestore dell'Extasià, "il personale, le bariste e le ballerine sono tutti vaccinati, ovviamente anche i clienti che entrano, perché controlliamo il super green pass". Tutti, anche le ballerine indossano l e mascherine, "che tolgono solo per bere o mangiare". Anzi, "la situazione è sicuramente molto migliore che su bus e metro".

Ora, continua l'imprenditore, "ci hanno riaperto, ma non siamo neanche sicuri di ritrovare il personale, molte ballerine sono ritornate nei loro Paesi". Come Extasià "abbiamo la fortuna di essere un locale abbastanza conosciuto e quando abbiamo riaperto abbiamo ingranato subito, ma altri hanno avuto molte difficoltà". In ogni caso "non si lavora più come prima della pandemia". Oggi "magari c'è il cliente che spende un po' di più, ma la quantità di gente è calata", tanto che da un fatturato di 1-1,3 milioni di euro l'anno il night club ha perso oltre la metà del giro d'affari nei due anni del Covid. Il locale ha ricevuto circa 55mila euro di ristori, l'affitto ammonta a 6-7mila euro mensili.

Anche sul fronte del personale "abbiamo perso parecchia gente. Io sono stato fortunato, ma alcuni locali sono stati disastrati e per molti mesi hanno avuto due o tre ballerine". In più "molte sono sparite: con il lockdown molte di queste ragazze hanno dovuto fare un altro tipo di lavoro", dandosi alla prostituzione. "Molte hanno visto che guadagnavano in un'ora quello che prendevano in una settimana come ballerine e hanno cambiato mestiere". Con il lockdown "è come se lo Stato avesse spinto queste persone a fare un altro mestiere. Molte donne si sono buttate lì perché non avevano alcun tipo di sostegno economico".

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