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Covid, Guerra: "2021 di resistenza in attesa di vaccini e farmaci"

24 dicembre 2020 | 10.14
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"Stiamo reggendo come possibile, cercando di salvare il presente, ma anche il futuro". E' il giudizio di Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità, sulla situazione del nostro Paese in questo momento, con i vaccini ormai alle porte. E sull'anno che verrà. "Credo che l'importante dibattito sulle scuole, per esempio, serva proprio a questo: cercare di proteggere i nostri ragazzi oggi, gli adulti di domani, da un potenziale impatto tremendo sul loro sviluppo. Stiamo cercando disperatamente di resistere in attesa di vaccini e farmaci, ormai imminenti", ha aggiunto Guerra parlando con l'Adnkronos Salute.

"Mi ha fatto enormemente piacere vedere come l'incertezza vaccinale in Italia sia ridotta: segno che il dialogo serio, chiaro ed esplicito con le nostre comunità sta dando i frutti sperati. Non è certo con l'imposizione che si può ottenere il consenso convinto e di lungo termine di cui c'è bisogno ora per uscire rapidamente dalla crisi - ha sottolineato Guerra - Ma ci sarà bisogno anche di tanta solidarietà, di un recupero di umanità e rispetto. E di una ricerca attiva di coloro che rinunciano alle cure, di coloro che sono sempre marginali rispetto al sistema, dei poveri e dei nuovi poveri che la crisi ha causato, di tutti coloro che non hanno voce e visibilità nella nostra società in crisi e a cui va garantito un accesso equo a ciò che riusciremo tra qualche giorno a offrire a tutti".

L'auspicio è che "tutti siano veramente tutti, nessuno escluso, per superare una sofferenza continua che dovremmo sempre ricordare e che, almeno per quanto mi riguarda, non mi abbandonerà mai più - confida - come mai mi lascia il ricordo di tutto ciò che ho visto nel corso degli anni". Ma come sarà il 2021 di Ranieri Guerra? "Il mio 2021 - risponde - sarà dedicato proprio agli ultimi, a coloro che rischiano di essere dimenticati. Se sarà possibile nel mio Paese, l'Italia, che amo oltre ogni cosa, oppure dove nel mondo la crisi è più acuta e dove c'è 'maggiore necessità' di non tirarsi indietro", conclude.

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