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Covid Italia, report Gimbe: morti e contagi in calo

13 maggio 2021 | 10.48
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Il report Gimbe sull'andamento della pandemia di coronavirus. Scende la pressione sugli ospedali, ancora in lieve aumento l'indice Rt medio

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Foto Afp

Continua il calo in Italia di nuovi casi di Covid (-19%) e dei decessi (-15,4%) anche nella settimana 5-11 maggio. Si allenta ancora la pressione sugli ospedali: in 35 giorni -49,1% i ricoveri con sintomi e -45,1% le terapie intensive. Questo il quadro tracciato dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. I nuovi casi scendono a 63.409 da 78.309, i decessi a 1.544 da 1.826. In calo anche gli attualmente positivi (363.859 da 413.889), le persone in isolamento domiciliare (346.866 rispetto a 393.290), i ricoveri con sintomi (14.937 contro 18.176) e le terapie intensive (2.056 da 2.423).

"L’ulteriore calo dei nuovi casi settimanali - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - riflette gli ultimi effetti di 6 settimane di un’Italia tutta rosso-arancione". I trend sono, infatti, in riduzione in tutte le Regioni. Continua, tuttavia, a salire leggermente l’Rt medio calcolato dall’Istituto superiore di sanità sui casi sintomatici a 14 giorni, che rispetto al valore di 0.85 della scorsa settimana ha raggiunto lo 0.89.

"Si allenta ulteriormente anche la pressione sugli ospedali - sottolinea Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe - sia per la minore circolazione del virus che per i primi effetti della elevata copertura vaccinale negli over 80".

Nel dettaglio, in area medica dal picco raggiunto il 6 aprile (29.337) i posti letto occupati sono 14.937, con una riduzione del 49,1% in 35 giorni. Solo la Calabria supera la soglia di allerta del 40%.

In terapia intensiva, dal picco raggiunto sempre il 6 aprile (3.743) rimangono occupati 2.056 posti letto, con una riduzione del 45,1% in 35 giorni. La soglia di saturazione del 30% risulta superata, seppur di poco, in Lombardia e in Toscana (32%). "Nelle terapie intensive - spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe - il numero dei nuovi ingressi giornalieri continua a scendere, con una media mobile a 7 giorni che questa settimana ha raggiunto i 110 ingressi al dì".

Oltre 5,6 mln 'over 60' ancora a zero dosi di vaccino

Ancora a zero dosi di vaccini anti-Covid oltre 5,6 milioni di over 60. Lo evidenzia la Fondazione Gimbe, nel monitoraggio settimanale indipendente sulla situazione epidemiologica e sull'andamento della campagna vaccinale nel nostro Paese. Secondo il report, la copertura degli over 60 è complessivamente insufficiente: infatti, se solo il 9,9% degli over 80 (439.599) non ha ricevuto neppure una dose, la percentuale sale al 25,9% nella fascia 70-79 (1.548.525) e al 49,6% per quella 60-69 anni (3.650.078). Oltre 5,6 milioni di persone a rischio elevato di ospedalizzazione, dunque - evidenzia Gimbe - sono ancora totalmente scoperte dalla protezione vaccinale.

"A fronte di percentuali così elevate di over 60 non ancora coperte dalla prima dose - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - da un lato si offre alle Regioni di aprire sino ai 40 anni per non rallentare le somministrazioni, dall’altro non si rendono noti i numeri di mancate adesioni e rifiuti selettivi di AstraZeneca, che hanno 'costretto' ad estendere l’intervallo della seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna sino a 42 giorni con il solo obiettivo di supplire alla carenza di dosi di vaccini a mRna". "Al di là di ritardi e irregolarità delle consegne di AstraZeneca - rileva Cartabellotta - finora Johnson & Johnson ha consegnato solo 'briciole' e oltre 7 milioni di dosi CureVac restano vincolate ai tempi di approvazione dell’Ema. In altri termini, tenuto conto anche del numero esiguo di dosi di Moderna, la campagna vaccinale in Italia è sempre più Pfizer-dipendente".

Secondo la Fondazione Gimbe, inoltre, "considerato che la campagna vaccinale sta entrando in una fase condizionata dall’adesione della popolazione, occorre integrare la prenotazione volontaria con un sistema a chiamata attiva, coinvolgendo in maniera sistematica e capillare i medici di famiglia e mettendo in campo un’adeguata campagna di comunicazione istituzionale e strategie di persuasione individuale".

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