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Covid, italiana a Wuhan: "Epidemia sotto controllo, ma seguiamo le regole"

27 novembre 2020 | 16.38
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(Afp)

"Qui a Wuhan l’epidemia è sotto controllo da mesi, ma tutti seguono le regole di distanziamento, nessuno si è posto il problema di non mettersi la mascherina perché ha il diritto di farlo: siamo stati scottati dall’esperienza, e nessuno vuole tornare ad una situazione già vissuta”. Sara Platto, professore associato alla Jianghan University di Wuhan, descrive così la ritrovata ‘normalità’ nella città che per prima al mondo è stata investita dall’epidemia di coronavirus, alla quale ha fatto fronte chiudendosi in un lockdown totale.

“Da maggio o giugno, mi pare - spiega all’Adnkronos la professoressa, residente da 13 anni in Cina, da otto a Wuhan - non ci sono più casi di infezioni. Gli unici, qualche tempo fa, sono stati rilevati sui passeggeri di un aereo proveniente dall’India, in aeroporto, erano dunque casi importati”. Naturalmente restano in vigore le regole di distanziamento sociale, l’uso della mascherina, obbligatorio all’esterno, nei centri commerciali e nei ristoranti, ovunque ci sia compresenza di persone. “Al ristorante la si toglie quando si mangia, la si indossa se ci si alza dal tavolo”, racconta l'italiana di Wuhan.

“Restano – prosegue - i controlli della temperatura, in particolare con i termoscanner all’interno della grandi superfici commerciali, nelle scuole e nelle università”. Ci sono anche limitazioni negli spostamenti, spiega ancora citando il caso dell’università in cui insegna. “Le università qui sono come piccole cittadelle, gli studenti vivono all’interno del campus universitario e molto spesso anche gli insegnanti. La mia università ha limitato gli spostamenti agli studenti che, se non sbaglio, possono uscire dal campus universitario due o tre volte la settimana”, racconta.

“Non so se sia una regola generale, ma ad esempio durante le festività delle feste nazionali, i primi dieci giorni di ottobre, l’università ha dato solo un giorno di vacanza agli studenti proprio per evitare che la gente si spostasse, e normalmente le vacanze sono di dieci giorni”. “So - testimonia ancora - di uno studente che è andato a Sania, un’isola nel sud della Cina, e per punizione gli hanno fatto fare due settimane di quarantena a sue spese perché l’università proibisce gli spostamenti agli studenti”.

“Praticamente tutti indossano la mascherina: noi siamo stati i primi ad avere l’epidemia e il lockdown che abbiamo fatto non lo ha fatto nessuno al mondo - conclude la professoressa Platto, rimasta a Wuhan insieme al figlio per l’intero periodo di emergenza sanitaria - Siamo stati scottati dall’esperienza e seguiamo le regole perché vogliamo evitare assolutamente di tornare ad una situazione già vissuta”.

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