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Covid, Mirabelli: "Dossier su previsione contagi andava reso pubblico"

30 agosto 2020 | 17.07
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Secondo il presidente emerito della Corte Costituzionale "il panico può derivare dall’assenza di trasparenza"

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(Afp)

“La trasparenza della Pubblica amministrazione è ancorata a un principio della Costituzione, quello di imparzialità e buon andamento. Non solo la conoscenza, ma la conoscibilità delle informazioni e degli atti amministrativi di interesse generale, come questo, è uno degli elementi che concorrono a qualificare una democrazia. La non conoscenza degli atti era un principio cardine dello Stato autoritario”. Lo ha affermato Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, commentando, in un’intervista a Formiche.net, il documento pubblicato dalla "Repubblica" sulle previsioni del contagio da coronavirus presentato al ministero della Salute il 12 febbraio e tenuto riservato.

“Mi sembra che da quella ricerca emergesse chiaramente il fabbisogno delle terapie intensive. Un’esigenza che è stata trascurata, e si poteva ricavare già dal divario fra Italia e altri Paesi europei, come la Germania. Deve esserci una motivazione più forte per tenere riservati questi documenti. Se si prevede un’eruzione del Vesuvio, non se ne dà notizia anticipatamente per non diffondere il panico? Non si può considerare il popolo bue. Il panico, semmai, può derivare dall’assenza di trasparenza, da informazioni frammentate e inesatte, che riguardano la generalità”, ha aggiunto Mirabelli.

Per Mirabelli lo stato d’emergenza “è per definizione limitato nel tempo, e proporzionato. Ho dubbi, pur comprendendone le ragioni, su atti amministrativi come i Dpcm usati come strumento di limitazione delle libertà”.

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