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Covid, organizzatori concerti a Draghi: "Caso Barcellona sia d'esempio anche in Italia"

28 aprile 2021 | 16.46
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"Il concerto di Barcellona senza nessun contagiato? Non avevo nessun dubbio che l'esperimento sarebbe andato a buon fine, non mi ha stupito per niente: anzi, è una proposta arrivata dopo di noi, l'avevamo proposto da subito. Adesso, il governo Draghi deve ascoltarci". A dirlo all'Adnkronos, all'indomani della notizia che il concerto-esperimento del 27 marzo al Palau Sant Jordi di Barcellona non ha registrato neanche un contagiato fra i 5mila partecipanti, è Mimmo D'Alessandro della D'Alessandro & Galli, organizzatore di concerti epici, dai Rolling Stones al Circo Massimo a David Gilmour a Pompei.

"Mi sarei giocato qualunque cosa che sarebbe andata così -spiega il manager- Perché da sempre ripetiamo che un concerto controllato è una situazione assolutamente sicura. Anzi è il posto più sicuro". Questo perché "le misure messe in campo fanno sì che non ci siano assembramenti. E' gente vaccinata o tamponata, dai lavoratori al pubblico. Ci sono i biglietti nominativi, c'è il deflusso controllato, il contagio è quasi impossibile".

Il concerto di Barcellona dei Love of Lesbian al Palau Sant Jordi, che ha una capienza di 17mila spettatori, si è svolto con mascherine ffp2 e senza distanziamento. "Da noi continuano ad imporre il numero, sparato senza logica, dei 'mille partecipanti'. Ma cosa vuol dire? Che senso ha? Bisogna che il numero sia stabilito in relazione allo spazio disponibile! -affonda l'organizzatore- Altrimenti non ha nessun senso. Non abbiamo mai smesso di fare questa proposta. Speriamo che il caso Barcellona svegli anche i nostri governanti, io sono fiducioso, perché noi non vogliamo fare le cose contro le regole, anzi".

I dati di Barcellona "sono molto confortanti" anche per il presidente di Assomusica Vincenzo Spera, che all'Adnkronos spiega che "potrebbe essere finalmente una sveglia per il governo, dato che anche gli scienziati ormai affermano che con la mascherina è difficilissimo contagiarsi". I problemi, per Spera, nel nostro paese sono altri. "C'è troppa precarietà e incertezza, non sappiamo ancora cosa succederà il giorno dopo -è l'analisi- Cosa succede se una regione che oggi è gialla domani diventa rossa? Cosa succede dei biglietti, delle spese, chi rimborsa? Se si va di 15 giorni in 15 giorni per capire come andare avanti, è chiaro che una tournée non si può gestire così", si infervora.

Al governo "io chiederei di fare una analisi e una partenza adeguata sull'aperto, dove è più facile la gestione e anche più difficile la diffusione del contagio. Senza sottostare a numeri che non hanno senso, ma lavorando su presenze legate alla tipologia di spazi. Se c'è un campo sportivo, mille persone sono niente", ribadisce anche Spera. Che annuncia: "Nei prossimi giorni presenteremo al Ministero un allineamento rispetto ai documenti che avevamo presentato, e spero che stavolta vengano prese in considerazione", conclude.

(di Ilaria Floris)

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