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Covid, Sileri: "Si può morire anche a 30 anni, perché rischiare?"

05 agosto 2021 | 13.17
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L'appello del sottosegretario alla Salute: "Vaccinandosi ci si mette in sicurezza'

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(Fotogramma)

"Se si ha l'opportunità, attraverso la vaccinazione" anti-Covid, "di evitare l'intubazione e l'ospedale, perché rischiare?". E' la domanda che pone il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Ospite a 'Radio Cusano Campus', ricorda i giorni in cui scoprì la sua positività al coronavirus lo scorso anno. Il giorno dopo la diagnosi, dice, "morì un operatore del 118 che aveva 3 anni meno di me. Alla fine muoiono anche i giovani. Uno può dire: no, non mi faccio il vaccino perché sono forte e vigoroso e non morirò. E probabilmente è così perché nella stragrande maggioranza dei casi non morirai. Ma siccome per la reazione a questo virus ci può essere anche una predisposizione o un fattore di cui non si è a conoscenza, non si può sapere", avverte Sileri.

E allora, incalza, "perché prendersi un rischio del genere, quando a monte sai che esiste un vaccino che non dà particolari disturbi? Mia moglie che allatta - è l'esempio che porta il sottosegretario - ha fatto il vaccino e ha avuto solo un dolore al braccio che è durato 24 ore". Vaccinandosi "ci si mette in sicurezza, perché puoi avere 35 anni, o 49 come me, e morire. Da medico dico: capisco" il ragionamento, "ma ti invito a riflettere. Quello che dici è condivisibile dal punto di vista della sensibilità della persona, ma dal punto di vista scientifico è una stupidaggine e voglio aiutarti a farti capire. Poi la libertà è la tua, ma quando c'è virus che circola diventa anche un problema di comunità".

La verità, riflette il sottosegretario e medico, "è che questo virus pensi sempre possa colpire qualcun altro, ma faccio fatica a pensare che con 130mila morti in Italia ci siano persone che non hanno avuto un parente, un amico, un familiare o un vicino che ha preso questo virus. Basterebbe una chiacchierata con una famiglia che ha subito il lutto o ha avuto un parente intubato" per capire che non è il caso di rischiare. "Abbiamo il vaccino, usiamolo".

Sileri invita quindi ad utilizzare agosto "per vaccinare più persone possibile ed essere ancora più pronti per la ripresa dopo la pausa estiva". "Questo - ha spiegato - è l'anno in cui non possiamo nemmeno pensarci alle vacanze. Dobbiamo uscire da questa crisi legata al Covid ed è questo il momento per farlo. Agosto sarà un mese nel quale spero che, con una comunicazione migliore e costante da parte di questo ministero e di tutte le istituzioni, si possano avvicinare quante più persone possibile alla vaccinazione. Perché poi arriverà settembre, con la ripresa della scuola e delle attività e col cambio di stagione, e non possiamo essere impreparati" neanche "come diagnostica, come tamponi".

La speranza di Sileri è che "proprio grazie alla vaccinazione questa ondata sia limitata come numero di ricoveri e morti". Da un punto di vista politico, ha aggiunto continuando la sua riflessione, questo "è un momento per riprendere fiato. Credo che una giusta pausa e un giusto dialogo possano aiutare una nazione che non si è piegata al virus, perché ne stiamo uscendo a testa alta. Spero che questi ultimi mesi di legislatura - manca un anno e mezzo - possano vedere" ancora "un maggior dialogo, che è già migliorato col governo Draghi", ma l'auspico del sottosegretario è di vedere "un'Italia più unita sotto la stessa bandiera".

Parlando del probabile 'giallo' della Sardegna, Sileri ha poi spiegato che "l'uso di posti in terapia intensiva in un periodo in cui non vi è una pressione" sul sistema sanitario "va letto anche con giudizio. Se si guardano i dati della Sardegna, si vede che c'è sì un 10% di posti di terapia intensiva occupato, ma una percentuale molto più bassa di posti di medicina" occupati da pazienti Covid. "Quindi aspetterei prima di dire che la situazione sta raggiungendo la soglia per il giallo". "Che la Sardegna diventi zona gialla "è possibile e probabile, ma attenzione - avverte - oggi è possibile che si ricoverino in terapia intensiva pazienti che hanno poi un turnover molto veloce, cioè entrano prima ed escono prima. Viceversa, un anno fa quando le terapie intensive erano occupate, l'accesso era magari più ritardato, con pazienti più gravi, anziani e compromessi". Pertanto, conclude il sottosegretario, "attenzione a questi numeri, che possono fluttuare con maggior velocità".

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