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Covid, Viola: "Bene la scienza, meno i suoi divulgatori tv"

20 dicembre 2020 | 09.04
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Afp

"Sogno di diventare inutile". Lo dice l''immunologa Antonella Viola, al Fatto Quotidiano. Arriva la pandemia. Un evento inatteso. "Non per chi fa il mio lavoro. Nel 2050 si pensa che la prima causa di morte saranno le malattie infettive. Andrea Crisanti non era convinto del fatto che potesse arrivare così presto un vaccino. Ne ho discusso spesso con lui, non ero d'accordo. Quindi vi siete confrontati. Spesso. Siamo pure andati a cena insieme per parlare di quello che stavamo vivendo, anche mediaticamente. Vi siete detti "Che casino!"? Eccome. Abbiamo parlato di immunità, di test, ora ci confrontiamo meno. Perché? Alcune sue affermazioni non le ho condivise, uno scienziato non deve mettere in discussione la bontà del processo scientifico", ha spiegato l'immunologa. Si sente mai a disagio in tv? Alle domande politiche preferirei non rispondere". Cosa pensava quest'estate quando suoi colleghi parlavano di virus mutato? "Mi sono sempre chiesta se fossero convinti di quello che dicevano e quindi se dovessero tornare a studiare la virologia o se il tutto fosse strumentale a una narrazione. Forse è una via di mezzo. La scienza è uscita fortissima dall'epidemia, la comunicazione della scienza ne è uscita indebolita, alcuni colleghi fanno errori inaccettabili".

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