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Covid, Viola: "Presto per dire terza ondata ma no aperture"

26 febbraio 2021 | 10.53
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L'immunologa: "Unica dose vaccino gravissimo errore"

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Foto Ipa/Fotogramma

"Nel Paese la situazione è stata stabile fino all'ultima settimana, quando si è cominciato a vedere un aumento dei contagi. E' presto per dire se è una terza ondata" di Covid 19 "o se sono oscillazioni che si manterranno più o meno piatte, che saliranno e scenderanno, ma senza un picco". Ciò nonostante, "visto la situazione che c'è, l'aumento dei contagi e le situazioni critiche in diverse province, non è assolutamente il momento di parlare di aperture. Anzi bisogna, dove necessario, mettere in atto misure restrittive maggiori". Lo ha dichiarato a 'Buongiorno', su Sky Tg24, l'immunologa dell'università di Padova Antonella Viola.

"Chiedere a uno scienziato cosa fare è complesso", ha osservato: "Se non si considera l'aspetto economico - ha precisato - direi di fare 3 settimane di lockdown e andare avanti con le vaccinazioni, però l'aspetto economico c'è. Considerando anche questo, probabilmente la strada migliore è quella di intervenire chirurgicamente: dove i contagi salgono, intervenire con lockdown mirati".

Un'eventuale terza ondata della pandemia "dipenderà anche dalle misure che verranno messe in atto - ha aggiunto Viola - Se a questo trend di aumento reagiamo mantenendo tutto come adesso, è facile che una terza ondata arrivi. Se interveniamo con misure più restrittive, si può tamponare ed evitare di avere di nuovo un picco importante".

In Italia c'è un aumento dei contagi da Sars-CoV-2 dovuto alle scuole? "Al momento non abbiamo dati a sostegno di questa ipotesi" secondo l'immunologa. "La maggior parte dei dati che sono stati raccolti e pubblicati nel mondo e nel nostro Paese dicono chiaramente che la scuola segue l'andamento del resto della società", ribadisce la scienziata. "I contagi aumentano nella società e di conseguenza anche a scuola, perché non è un ambiente sterile. Non è la scuola il driver del contagio, lo subisce come il resto della società - precisa Viola - Anche nei confronti della variante inglese, è vero che è più trasmissibile, ma verso tutte le fasce di età".

Secondo l'esperta, l'immunizzazione del 65-70% della popolazione italiana contro il Covid "per la fine dell'autunno o l'inizio dell'inverno è possibile, entro l'estate non è realizzabile". La proposta del premier Mario Draghi di dare intanto a tutti una prima dose di vaccino anti Covid è azzardata? "Assolutamente sì, è un gravissimo errore, così come è stato un grave errore quello del Regno Unito. Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone, ci dobbiamo basare sui fatti", risponde.

"Abbiamo vaccini con un'efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo - sottolinea - però devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta, rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti" del coronavirus.

"Dobbiamo capire - prosegue Viola- se siamo un Paese che applica una medicina basata sull'evidenza, sui dati, o se siamo un Paese che segue una medicina basata sull'intuito e l'esperienza. L'idea di vaccinare con una sola dose è un'idea intuitiva, ma non è in questo momento supportata da dati scientifici. Non ci sono dati solidi che con questo sistema possiamo davvero proteggere i cittadini non solo dal Sars-CoV2 originario, ma anche dalle sue varianti, e non sappiamo per quanto tempo li proteggiamo. Ci sono seri dubbi che dicono che, se noi generiamo un'immunità insufficiente a bloccare la replicazione del virus nella popolazione, possiamo favorire lo sviluppo di varianti".

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