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Vino: cresce il bio made in Italy, Sicilia maglia rosa

14 settembre 2015 | 15.42
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(Infophoto)

L’Italia è ai primi posti al mondo per la produzione di vino bio, al secondo posto per superficie vitata in Europa dopo la Spagna, con dati e numeri in costante aumento. Nel 2014 era di oltre 72mila ettari, pari all'11% del totale e in aumento del 6,5% rispetto al 2013. Non solo: oltre il 22% della superficie vitata mondiale è in Italia. Sono i dati, elaborati da Firab e Aiab, e presentati durante il convegno 'Il vino biologico italiano: qualità mercato e sicurezza' al Sana di Bologna.

Le cantine biologiche certificate in Italia sono circa 1.300 che vinificano, secondo metodiche definite dal Regolamento europeo sul vino biologico 203/2012, circa 4,5 milioni di ettolitri di vino bio. Guida la Sicilia (sia per dimensioni sia per incidenza) dove quasi un ettaro su quattro coltivato a vite è bio, seguita dalla Puglia e Toscana. Ma buone performances vengono raggiunte anche da altre regioni tra le quali spicca, ad esempio, la Calabria.

Consumatori passano in poco più di un anno da 2% a 16,8%

A tre anni dal Regolamento, il vino bio è diventato molto più attraente per i buyer della grande distribuzione (gdo) e anche per i responsabili acquisti delle enoteche. I risultati? Nel 2014, rispetto all’anno precedente, si registra crescita a due cifre del vino bio (+14%, secondo Nomisma) nella gdo a fronte di un calo di quasi l’1% del convenzionale, andando a rappresentare lo 0,4% del food venduto presso la gdo, canale non certo privilegiato per il bio; peraltro questa quota, prima del 2012, era inesistente.

Anche i dati presentati da Ismea/Nielsen confermano questo trend, con +5,6% nella gdo negli ultimi tempi. Nel 2015, la percentuale di italiani che hanno acquistato almeno una bottiglia di vino bio è aumentata di quasi 15 punti, passando dal 2% nel 2013 a 16,8% odierno, a fronte del boom di vendite presso enoteche/negozi specializzati e gdo.

L'export tira la crescita

Un successo che ha ancora un enorme potenziale inespresso: secondo Wine Monitor Nomisma, il 38% dei consumatori che non beve vino bio, ha dichiarato di non farlo semplicemente perché non trova il vino a marchio bio nei negozi/ristoranti frequentati; tra questi, infine, il 90% dei consumatori intervistati da Wine Monitor ha dichiarato di essere interessato ad acquistare il brand del vino preferito se questo inserisse una linea a marchio biologico.

"Mentre fino a pochi anni fa rimanevano molti dubbi sulla qualità del vino biologico, oggi questa è nettamente aumentata a detta di esperti enologi e consumatori e il vino bio è equiparato ai vini convenzionali di fascia medio alta", sottolinea Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab.

Il successo, infatti, è confermato dai risultati dell’indagine Wine trend 2015: il 4% dei consumatori italiani si fa guidare nella scelta del vino dalla presenza di un marchio bio (nel 2014 tale tasso non superava l’1%); il 49% dei consumatori ritiene che i vini bio siano di qualità superiore rispetto ai vini convenzionali (quota che sale al 68% tra chi già lo consuma). Ma a tirare la crescita è l’export, come del resto accade anche per il vino convenzionale. Solo negli Stati Uniti, viene dal nostro Paese una bottiglia di vino bio su tre di quelle importate, per un conto economico totale di 56 milioni di euro nel 2013.

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