Sul carro Gender X la bandiera palestinese e gli insulti ai Pro Vita. In prima fila al corteo il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: "Il nostro Paese è in ritardo sui diritti, gap va colmato"
Mario Adinolfi è stato allontanato dal Roma Pride, dopo essersi presentato con una bandiera di Israele. A riferirlo è Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBT+: “Dopo anni di attacchi alle nostre famiglie e alle persone LGBT+, si è presentato solo per provocare. Con gli attivisti e le forze dell’ordine lo abbiamo fatto allontanare: cercava visibilità per poi fingersi vittima”.
Marrazzo aggiunge: “Il Pride rappresenta i valori della non discriminazione. Venire qui con posizioni contro i nostri diritti è una strumentalizzazione. Chi porta avanti idee ostili non appartiene al Pride”.
Sul caso interviene anche Mario Colamarino, portavoce del Roma Pride: “Non sapevo nulla dell’allontanamento. La bandiera di Israele è l’ultimo dei problemi rispetto a tutto ciò che Adinolfi ha detto su di noi. Questa non è la sua piazza; se ha cambiato idea, buon per lui”.
Un 'vaffa' forte e chiaro per il generale Vannacci scandito al microfono dal carro del Roma Pride alla sfilata nel centro della Capitale. “Vaffa perché, lo diciamo forte e chiaro - scandiscono tra gli applausi- il Pride è antifascista”.
Una bandiera palestinese e il manifesto esplicito di un ‘vaffa’ ai Pro Vita campeggia sul carro Gender X. “La bandiera della Palestina per supportare tutti gli oppressi - dice all’Adnkronos l'attivista Indaco sporgendosi dal carro - in questo momento è in corso un genocidio in Palestina, quindi diamo tutto il supporto possibile”. Quanto al cartello rivolto ai Pro Vita “penso sia già abbastanza esplicito - dice - l'aborto è un diritto e non ci si può togliere i diritti che sono stati sudati”.
Il corteo del Roma Pride 2026 si è aperto con lo striscione 'La Repubblica è di chi la abita', guidato dalle Harley Davidson dei City Angel. In testa anche il sindaco Roberto Gualtieri, che ha richiamato la necessità di colmare i ritardi dell'Italia sui diritti: “Questo Paese deve fare ancora molto per garantire a tutti gli stessi diritti. La nostra legislazione è arretrata e non rispetta pienamente la Costituzione”. Gualtieri ha sottolineato che l’obiettivo è “raggiungere il livello degli altri Paesi europei”, partecipando al Pride “per festeggiare, ma anche per lottare”.
Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, al Roma Pride ribadisce che tutelare il benessere delle persone significa permettere a ciascuno di essere sé stesso, con i propri affetti e le proprie relazioni. Sottolinea che “lo dice la scienza” e che discriminazioni e disuguaglianze “fanno male alla salute”.
La presenza dell’Ordine, spiega, non è ideologica ma necessaria: “Se posso essere me stesso e amare chi desidero, sto bene nelle mie relazioni, al lavoro, con tutti”. Per Gulino, sostenere la libertà d’espressione significa anche sostenere la società, perché “polis e comunità sono collegate” e il benessere individuale contribuisce a quello collettivo.