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La verità sul libro fantasma di Ugo Spirito

CULTURA
La verità sul libro fantasma di Ugo Spirito

Dopo quarant'anni emerge la verità sul pensiero filosofico-politico di Ugo Spirito sulla dittatura grazie al saggio di Gianni Scipione Rossi 'Ugo Spirito, lo Scià e il giallo del libro fantasma', pubblicato nel primo fascicolo 2019 degli 'Annali della Fondazione Ugo Spirito', in uscita tra qualche settimana.


"Lo Scià è lo Scià. Lo Scià è nello Stato. Esiste un'identità totale tra loro, perché questa è la natura della monarchia. Siamo in una fase che certamente è riuscita a raggiungere la rivoluzione, ma lo ha fatto senza rinunciare al metodo tradizionale, ma piuttosto migliorandolo". Una considerazione diffusa per anni ed estrapolata dall'ultimo libro di Ugo Spirito, pubblicato solo in versione inglese ('The Philosophy of the Great Civilization') e in realtà mai circolato né in Italia né in Iran, forse travolto dagli eventi. Un libro 'nato' nel gennaio del 1979 quando il regime iraniano di Mohammad Reza Pahlavi stava crollando per lasciare campo libero alla rivoluzione islamica dell’ayatollah Rouhollah Khomeiny. Un testo che magnificava il morente regime dell’ultimo Scià di Persia.

Ma le cose non stanno così. Nel dattiloscritto originale, rinvenuto nell’archivio del filosofo aretino conservato dalla 'Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice', il palese elogio dello Scià non c’è affatto. Ugo Spirito scrisse invece: "Lo Stato è lo Scià. Lo Scià è lo Stato. L’identificazione è assoluta, perché assoluta è la monarchia. Siamo ancora nello stadio di un dispotismo, che è giunto sì, alla Rivoluzione, ma vi è giunto senza perdere ed anzi accentuando il metodo dittatoriale". Morto a Roma tre mesi dopo, il 28 aprile del 1979, uno dei più grandi protagonisti del dibattito filosofico e politico del Novecento non ha potuto rendersi conto della manipolazione compiuta ai suoi danni.

"La manipolazione è palese e sorprendente - spiega Gianni Scipione Rossi - Il testo di Spirito – del quale gli Annali della Fondazione Ugo Spirito pubblicano un primo inedito – è un’analisi critica della cosiddetta 'rivoluzione bianca' che Pahlavi aveva avviato nel 1963. Ne spiega luci e ombre. È attratto dalla prospettiva di una 'terza via' tra comunismo e liberismo che lo Scià vorrebbe perseguire. Gli ricorda la teoria della 'corporazione proprietaria' con la quale ruppe con il fascismo. Ne apprezza lo sforzo di modernizzazione della società iraniana. Ma critica l’evidente dispotismo tecnocratico del regime. Come aveva criticato il 'ducismo' in 'Guerra rivoluzionaria', il libro scritto nel 1942 e pubblicato postumo".

"La manipolazione - sottolinea Gianni Scipione Rossi - tende invece a far passare il filosofo del problematicismo, affascinato e poi deluso dopo la seconda guerra mondiale anche dal comunismo sovietico e cinese, come un nostalgico sostenitore di una sorta di fascismo eterno, tradendo il senso della sua complessa ricerca filosofica e politica. È difficile comprendere come sia nata la manipolazione. Forse il libro doveva servire (non certo a Spirito, ma a chi lo pubblicò) per ingraziarsi, peraltro fuori tempo massimo, il regime di Teheran. In ogni caso, nel quarantennale della scomparsa, è un bene essere riusciti a restituire agli studiosi il pensiero autentico del filosofo".



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