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Lavoro: Cup, intervento su equo compenso costituzionalmente necessario

11 luglio 2017 | 15.10
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Marina Calderone, presidente del Cup

"Il disegno di legge non può che essere accolto con favore dal mondo delle professioni in primis, ma più in generale anche dai cittadini. Le norme proposte provvedono alla disciplina di un aspetto fondamentale dell’esercizio delle libere professioni ordinistiche, che, lungi dal rappresentare un ostacolo alla libera concorrenza, ne costituisce invero un momento di garanzia di tutela degli utenti in ordine alla qualità della prestazione". Così il documento del Comitato unitario delle professioni sul ddl 2858 in materia di equo compenso per le professioni regolamentate.

Il Cup presenta il documento sull'equo compenso e un altro sul 'lavoro 4.0' oggi pomeriggio in due audizioni in Senato. Il ddl sull'equo compenso, prosegue il Cup, "si pone quale completamento fisiologico del percorso intrapreso con le norme introdotte a tutela del lavoro autonomo". "Ne costituisce il corollario naturale, nonché momento essenziale di attuazione e garanzia di efficacia concreta, consentendo di superare quelle interpretazioni riduttive che nel tempo avevano relegato ai margini dell’interesse del legislatore la pur amplissima area del lavoro autonomo, non sconosciuta ai padri costituenti, che all’art. 35 della Costituzione avevano invece ben inteso fissare il lavoro 'in tutte le sue forme ed applicazioni' al centro degli obiettivi di tutela e promozione sociale".

"L’equo compenso del professionista è dunque un intervento costituzionalmente necessario: il principio è infatti già presente nell’art. 36 della Costituzione", spiega il Cup.

Riguardo al 'Lavoro 4.0', nel documento del Cup si spiega che "l’elemento di fondo di questa fase economica è lo stesso di quello avvenuto in ogni fase di transizione: si accentua il bisogno di conoscenza e di innovazione". "Appare dunque evidente che per giocare sul terreno dell’economia della conoscenza l’Italia sia chiamata a definire interventi importanti e a completare alcune riforme strutturali".

Si tratta, elenca il Cup, di interventi in materia di: 1) welfare per la transizione e le politiche attive, 2) investimento nel sistema formativo, 3) rapporto tra scuola e lavoro, 4) investimento in ricerca e innovazione, 5) riforma del sistema contrattuale e della rappresentanza per "l’affermazione di un modello legato alle dinamiche territoriali e che promuova la produttività", 6) digitalizzazione della Pa, 7) sostegno alla professionalizzazione del lavoro.

"Le riforme avviate per le politiche attive e per l’Industria 4.0 vanno in questo senso -conclude il Cup- ma è evidente che vanno previsti adeguati investimenti. È da evitare che le riforme impattino in modo molto diverso da territorio a territorio, soprattutto nella capacità di utilizzo dei fondi europei. Serve una forte regia nazionale che guidi l’attuazione delle riforme e ne verifichi il reale impatto sul lavoro e sulle condizioni di vita degli italiani".

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