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L'esperto

Russia: Mele, Europa ancora lontana da deterrenza contro cyber attacchi

07 febbraio 2017 | 17.07
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Per contrastare l'ondata massiccia di cyber attacchi, si parla di milioni al giorno, di cui i paesi sono vittime a livello di istituzioni, società, cittadini, l'unica possibilità di deterrenza "è il contro attacco" perché la sola difesa non serve a nulla. Lo sanno gli Stati Uniti e lo sa la Russia, ma ancora i paesi europei non lo hanno realizzato e "sul fronte della cyber sicurezza mantengono un inefficace perbenismo". E' quanto sottolinea l'analista Stefano Mele, avvocato specializzato nel settore, in una intervista all'Adnkronos, mentre si fanno più insistenti le voci di intrusioni nelle prossime elezioni in Francia, dove in questi giorni è preso di mira il candidato indipendente Emmanuel Macron, e in Germania da parte dei russi, come è avvenuto lo scorso anno negli Stati Uniti (Norvegia e Repubblica Ceca hanno inoltre denunciato recenti intrusioni nei server di difesa e governo).

"L'obiettivo di Mosca -ricorda Mele- non è stato quello di portare alla vittoria Donald Trump, quando quello di disgregare la popolazione, spaccare l'opinione pubblica americana creando tensione. I rischi in Europa potrebbero essere molto maggiori, con un fattore di uno a tre, perché siamo molto meno preparati su queste problematiche", aggiunge. "Fare da punching ball e basta nel cyber spazio non funziona, perché prima o poi, e a maggior ragione con questo livello ancora ridotto di consapevolezza, la difesa viene sfondata. Questa certezza implica la necessità di preparare misure offensive in reazione a intrusioni ai nostri sistemi". Nel settore della cyber sicurezza, "l'attacco ha sempre la supremazia sulla difesa".

Eppure i diversi paesi europei non hanno ancora previsto questo tipo di deterrenza, anche se Germania e Francia investono da tempo miliardi di euro l'anno nel settore in cui l'Italia ha impiegato solo 150 milioni di euro (135 per i servizi e 15 per la polizia postale) una tantum lo scorso anno. Va comunque precisato che è attesa in Italia, fra fine febbraio e inizio marzo, la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della riorganizzazione della cyber security da parte del governo, con la creazione di un'unità di missione presso la presidenza del Consiglio con il compito di gestire gli aspetti politico strategici.

(segue)

"Il gap culturale è ancora tale che chi attacca, prima o poi ha successo, il muro lo viola. Quindi l'unico modo per creare deterrenza è quello di prevedere una risposta, e anche pesante", sottolinea Mele. "Dobbiamo smetterla di prenderci in giro con il perbenismo seguito fino a ora sugli attacchi informatici. In ambito Nato, i paesi europei, l'Italia -dove pure per quest'anno è prevista la nascita di un cyber command- sviluppano solo attività di difesa. In Europa siamo troppo timidi di fronte all'aumento degli attacchi, un aumento esponenziale, che colpisce tutti i settori e arriva da gruppi criminali, lupi solidari, criminalità internazionale, forze armate".

Un primo passo la Nato lo ha fatto lo scorso luglio al Vertice di Varsavia, quando ha indicato, come quinto "dominio di conflittualità", un dominio cioè in cui possono verificarsi conflitti, il cyberspazio. Ma non è stata ancora definita una strategia di deterrenza comune né tanto meno è stato fatto a livello europeo.

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