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Cybersecurity, Acronis: "Più soluzioni non servono a proteggersi meglio"

01 aprile 2021 | 16.06
LETTURA: 3 minuti

L'80% delle aziende esegue fino a 10 soluzioni in simultanea ma nel 2020 più della metà ha subito problemi per perdite di dati

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(Foto Acronis)

Più soluzioni di cyber sicurezza non servono a proteggersi meglio. Anzi. Se l'80% delle aziende esegue fino a 10 soluzioni in simultanea per le esigenze di protezione dei dati e di Cyber Security, nel 2020 più della metà ha subito interruzioni impreviste causate da perdite di dati. E' il quadro disegnato da Acronis che, nella settimana della Cyber Protection che si chiude il 2 aprile, ha diffuso i risultati del secondo sondaggio annuale. Il sondaggio svela "un pericoloso divario tra l'esigenza di protezione dei dati delle aziende e l'inefficienza degli investimenti destinati a questo obiettivo".

Durante la pandemia di Covid-19 dello scorso anno, "molte aziende hanno investito in nuovi sistemi per abilitare il telelavoro e proteggere i propri collaboratori, senza però ottenere i risultati desiderati" riferisce il player della Cyber Protection. I risultati del sondaggio annuale di Acronis, somministrato a 4.400 utenti It privati e professionali di 22 paesi e 6 continenti, ha "sfatato il mito secondo il quale è sufficiente aggiungere più soluzioni per risolvere le sfide della Cyber Security e della protezione dei dati". Investire in numerose soluzioni infatti, sottolineano gli esperti, "non solo non garantisce maggiore protezione, ma spesso complica la gestione e riduce la visibilità" per i team It, aumentando i rischi.

"Il sondaggio per la Settimana della Cyber Protection evidenzia chiaramente che un maggior numero di soluzioni non equivale a un'aumentata protezione: usare diversi strumenti per risolvere singoli problemi di esposizione risulta complicato, inefficace e costoso" afferma Serguei "Sb" Beloussov, fondatore e Ceo di Acronis. "I risultati supportano la nostra convinzione: l'approccio più intelligente è quello della Cyber Protection, che combina protezione dati, Cyber Security e gestione degli endpoint in un'unica soluzione" sottolinea il Ceo.

Secondo gli esperti di Acronis, le lacune nelle conoscenze aumentano gli ostacoli: "A complicare la questione, il significativo gap di conoscenze sia degli utenti privati sia dei professionisti dell'It su quali siano le funzionalità di sicurezza informatica disponibili, e quali possano causare perdite di tempo e denaro, oltre a mettere a rischio la sicurezza". Stando al sondaggio, il 68% degli utenti It privati e il 20% di quelli professionali non sono in grado di individuare i dati modificati a loro insaputa, perché le soluzioni di cui dispongono non permettono di determinare questo tipo di manomissione.

In oltre il 43% degli utenti privati non sa se la soluzione antimalware in uso arresta anche le minacce zero-day, perché queste informazioni non sono facilmente intellegibili. Potervi accedere è invece fondamentale per garantire la protezione dei dati. Il 10% dei professionisti It non sa dire se la propria azienda è soggetta a normative sulla privacy dei dati. "Se chi è responsabile della privacy dei dati non sa esattamente di cosa è responsabile, come può mettere in atto le strategie più idonee o valutare le soluzioni utili a soddisfare i requisiti normativi? Questa inconsapevolezza espone le aziende a un rischio altissimo di sanzioni per potenziali violazioni della conformità" sottolineano dal team di Acronis.

"Per chiunque utilizzi più soluzioni per soddisfare le proprie esigenze di It e Cyber Security, la poca trasparenza -spiegano ancora- potrà solo peggiorare le cose. Non solo dovrà ricordare quale soluzione eroga un determinato servizio, ma dovrà passare continuamente da una console all'altra per trovare i dati necessari, incorrendo in inefficienze e informazioni mancanti".

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