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Made in Italy: da 200 anni le sigaraie lavorano ricetta del 'Toscano'

28 luglio 2014 | 11.53
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E’ una professione che richiede un lungo periodo di apprendistato: solo dopo 18 mesi si può raggiungere la preparazione necessaria al confezionamento di un sigaro.

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Sono state le prime lavoratrici a battersi per vedere riconosciuti i loro diritti sindacali e le prime ad acquisire pari dignità rispetto ai colleghi uomini. E da 200 anni tramandano la ‘ricetta’ di un prodotto che è parte della storia e della tradizione italiana, il sigaro Toscano. Da quando è nato, a inizio Ottocento, le sigaraie della Manifattura di Lucca eseguono la stessa lavorazione artigianale, con lo stesso tabacco Kentucky, rigorosamente Ogm free, naturale al 100%.

Nella manifattura di Lucca ci sono in tutto 40 sigaraie e la loro età non supera i 40 anni: producono 500 sigari ogni giorno. La ricetta è semplice: solo tabacco, acqua e stagionatura, per realizzare un prodotto di alta qualità conosciuto in tutto il mondo. Una tavoletta in legno, un coltello per delineare la ‘scarpetta’ o fascia esterna del sigaro, la colla di mais per far aderire bene la foglia e la taglierina per spuntarlo sono i ‘ferri del mestiere’. E il ‘trucco’ è non adoperare eccessiva forza nella chiusura in modo da evitare che ne risulti un sigaro troppo stretto o troppo pieno, cosa che non garantirebbe una tirata ottimale.

Ma come si diventa sigaraia? E’ una professione che richiede un lungo periodo di apprendistato: solo dopo 18 mesi si può raggiungere la preparazione necessaria al confezionamento di un sigaro. Soprattutto, la sigaraia deve possedere capacità e naturalezza nell'eseguire le molteplici operazioni di un lavoro meticoloso.

Dalla semina alla raccolta, dalle fasi della lavorazione al prodotto finito, quella del sigaro Toscano è una filiera tabacchicola interamente made in Italy. Così come tutta italiana è la storia di Manifatture sigaro Toscano, nata nel 2006 quando il Gruppo Industriale Maccaferri, presente da oltre un secolo in diversi settori agro-industriali, ha riportato in mani italiane un marchio nazionale storico rilevando da British American Tobacco il ramo d’azienda che produce il sigaro Toscano. Nel 2013, ha prodotto 178 milioni di sigari per un fatturato di 90 milioni di euro.

“La tradizione ormai è bicentenaria: siamo vicini ai 200 anni di storia - spiega Anton Giulio Coppa Bennati, direttore commerciale Italia di Manifatture sigaro Toscano - e la ricetta in due secoli non è cambiata. Attualmente, produciamo circa 180 milioni di sigari l’anno. Nella nostra azienda lavorano 400 dipendenti, divisi in attività di manifattura, poi il personale di staff. Abbiamo due manifatture, una a Cava dei Tirreni e una a Lucca, e stiamo conseguendo delle performance positive, di cui siamo molto orgogliosi. Stiamo andando avanti portando una serie di innovazioni, ma sempre fedeli alla nostra tradizione”.

“Siamo dunque una realtà orami ben consolidata e compenetrata nel territorio, italiana al cento per cento. E siamo molto legati alla filiera del tabacco: abbiamo un legame molto stretto con i coltivatori e con le aziende che producono tabacco. E’ un prodotto che va anche molto all’estero, siamo presenti in 42 paesi e ogni anno mettiamo bandierine in nuove realtà dove il sigaro è molto apprezzato, dall’Argentina al Giappone passando per i paesi europei”, conclude.

Ma come si fabbrica un sigaro? Le fasi di lavorazione sono tutte rigorosamente manuali. Si parte dalla stesura della fascia esterna: le dita si bagnano nella ciotola contenente colla di mais e stendono il collante sulla tavoletta di legno. In tal modo, la metà di una foglia di Kentucky, stesa e posizionata sul ripiano inumidito, resta ben aderente. Con l'estremità del coltello si delinea la sagoma della fascia del sigaro (la 'scarpetta'). È fondamentale che le nervature della foglia siano parallele all'arrotolamento per evitare che creino resistenza e che la fascia si apra durante l'essiccazione del sigaro.

Poi, si passa alla pesatura e pettinatura: la sigaraia preleva i pezzi ('filamenti') di tabacco fermentato dalle sacchine, li soppesa per verificare che il quantitativo sia giusto, li 'pettina' e li dispone in modo che la loro densità sia uniforme per tutta la lunghezza del sigaro e che la loro disposizione sia favorevole al tiraggio.

Infine, la chiusura e il taglio: dopo aver formato il mazzetto ('pupa'), la sigaraia, tenendolo serrato, lo dispone sulla scarpetta già sagomata e solleva la punta del lembo inferiore della fascia. Inizia ad avvolgere la foglia che va a contenere i filamenti con ‘movimenti combinati di avanzamento e traslazione’. In tal modo, il sigaro ‘fasciato a elica con 3 spire di fascia’ risulta fusiforme, con i giusti diametri della pancia e delle punte, con le nervature della foglia parallele all'asse del sigaro. Le estremità del fuso, irregolari e asimmetriche, vengono poste su una taglierina a manico per il taglio. La forma finale è definita!

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