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Da Celentano a Della Valle, i grilli parlanti della politica sempre a bordo campo

24 luglio 2015 | 17.49
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L'album dei dispensatori di consigli ai politici italiani è sempre stato affollato di figurine. Sfogliandolo, si può scorgere una vasta gamma di personaggi provenienti dai settori più diversi. Ma con un tratto in comune: aver sfondato nel proprio campo. Una sorta di patente per consigliare ricette a tutto campo, dalla politica economica al riscaldamente globale. Da Adriano Celentano a Diego Della Valle, da Dario Fo a Flavio Briatore e Luca Cordero di Montezemolo, senza dimenticare Nanni Moretti, la politica è ricca di 'grilli parlanti' che restano a bordo campo. Senza cimentarsi (quasi) mai nella sfida al consenso.

Un giorno punzecchia e fustiga. Un altro approva e benedice. Ma alla fine, come il Moretti di 'Ecce Bombo', decide che 'mi si nota di più se non vengo'. Diego Della Valle, ad esempio, è fatto così. La politica non è affar suo, dice. Il suo mestiere è quello dell'"imprenditore a tempo pieno", ma "considerando anche il mio ruolo pubblico - spiega anche oggi al 'Fatto Quotidiano' nell'ennesima bordata a Renzi - ritengo doveroso, quando ce n'è motivo prendere posizione, anche se è scomodo perché ci si fanno molti nemici".

Di entrare nell'agone politico non se ne parla. Fondare un partito? Giammai. E 'Noi italiani', allora? Solo "un contenitore legato al mondo della solidarietà", perché qui ridiamo e scherziamo, ma la realtà è "piena di sofferenze, soprattutto per le persone semplici". La politica Della Valle si limita a guardarla, nei panni di erogatore liberale di endorsement o di perentorie lavate di capo.

E quindi, dopo le parole al miele riservate al premier in tempi non sospetti ("mi piace molto, lo conosco bene personalmente, è l'identikit della persona da sostenere"), giù botte: "Matteo bulimico di potere, Mattarella lo mandi a casa", sferza. Con Berlusconi all'inizio fu amore, poi arrivò la burrasca: ora pare tornato il sereno. Con Mastella amicizia vera, al punto che si parlò di una sua possibile candidatura per l'Udeur nel 2006. Monti? Uno da sostenere. Letta? E che ne parliamo a fare: all'estero il dem "non ci fa fare brutta figura", disse in tv a OttoeMezzo.

Indimenticabili anche le entrate a gamba tesa nel dibattito politico di Adriano Celentano, al quale spetta un posto di riguardo in questa speciale galleria. Da 'Francamente me ne infischio' a '125 milioni di caz..te', fino a 'Rock Economy', passando per l'imprescindibile 'Rockpolitik', il molleggiato le ha sempre cantate a tutti in tv (a volte bastavano i suoi proverbiali silenzi), guardandosi bene però dall'uscire dal 'Via Gluck state of mind'.

Ecologia, libertà di espressione, democrazia, e chi più ne ha più ne metta: l'Adriano nazionale è sempre stato sul pezzo. E dopo la passione per Grillo, è arrivato anche il periodo 'verde', con in ultimo qualche piccolo messaggio di simpatia per Salvini. Menzione speciale per Dario Fo, che la politica l'ha vissuta da comico, scrittore, autore satirico e attivista. E dopo una breve parentesi come consigliere comunale a Milano, il premio Nobel è finito due volte nella lista dei 'quirinabili' alle votazioni online 5 Stelle. Il 'grammelot' va bene per fustigare ma sempre dal di fuori.

Emblematico anche il caso di Nanni Moretti, promotore della stagione dei girotondi nel 2001 contro il governo Berlusconi. Ma all''urlo di Piazza Navona', con cui il regista demolì lo stato maggiore del centrosinistra di allora ("con questi dirigenti non vinceremo mai"), non seguì un concreto impegno politico di Moretti, che preferì rimanere dietro la macchina da presa. E dietro le quinte della politica.

Per tornare al ricco serbatoio di dispensatori di invettive che e' il monto imprenditoriale, non può comunque sfuggire il contributo di Flavio Briatore. Destra, sinistra, antipolitica: il cuneese è un uomo per tutte le stagioni. E a volte con uscite sorprendenti, per chi ha fatto del lusso il suo business: "Quei signor nessuno ci costano una cifra vergognosa. Tutti quei parlamentari non servono a nulla. Ne basterebbero la metà ma che producesse per davvero. E’ il momento di dire basta", tuonò nel 2007, probabilmente stregato dalle prime sirene del grillismo.

Con Renzi grande sintonia in principio: "E' come me, potrei iscrivermi al Pd per votarlo". Anche se poi questo Jobs Act non è che sia il massimo: "E' inutile, non assumerò di più. Il premier pensi a investire sul turismo". Luca Cordero di Montezemolo, invece, fulminato sulla via del loden di Monti, ci provò davvero con la politica: 'Italia futura' fu la sua 'salita sul ring', perché "parlare dalla tribuna senza andare in campo è sempre facile". Poi però in tribuna ci è ritornato, Montezemolo. A fare quello che sa fare davvero, tanto che proprio oggi il suo nome e' stato inserito nell'Automotive Hall of Fame' di Detroit.

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