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Da Cortellesi a Baudo, la sconfitta degli azzurri brucia forte

25 giugno 2014 | 18.24
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Paola Cortellesi (Infophoto) - INFOPHOTO

Da Paola Cortellesi a Pippo Baudo, da Al Bano a Luxuria l’uscita dell’Italia dai Mondiali 2014 brucia ancora troppo per indicare con distacco una nuova squadra per cui tifare. Ma c’è anche chi, come il regista Massimiliano Bruno o Max Giusti, come Mariano Apicella e Fabrizio Frizzi, vive la debacle degli azzurri con la leggerezza di un evento sportivo.

“Sto ancora elaborando il lutto dopo la delusione di ieri”, dice all’Adnkronos la Cortellesi, spiegando che è ancora presto per pensare a chi potrà farle battere il cuore nei giorni a venire: “Appena vedrò una squadra che mi piace, beh, allora magari, farò il tifo per lei”, si limita ad anticipare. Diverso l’approccio di Pippo Baudo: “Questi Mondiali per l’Italia sono stati un’avventura che si è tramutata in una grande sventura - spiega all’Adnkronos - Mi dispiace molto per Prandelli, una persona seria, ma questa vicenda potrebbe essere salutare per rinnovare tutto l’impianto del calcio che è troppo ricco, direi esagerato e soprattutto sproporzionato rispetto al Paese. Insomma dal male può derivarne un bene, può accadere che questa lezione sia di insegnamento”.

Insomma, “basta con i divi o presunti tali, basta con ingaggi plurimilionari e procuratori che si arricchiscono con percentuali da favola. Rientriamo nei ranghi. Per l’Italia non è un momento felice dal punto di vista economico e non è giusto - rincara la dose - che ci sia una parte del calcio che scialacqua e vive da nababbo. Inevitabile ora che le cose cambino. I paesi piccoli hanno affrontato questi mondiali meglio di noi e senza la nostra spocchia. In ogni caso, continuo a tifare Italia”.

‘Italia for ever’ anche per Vladimir Luxuria: “Purtroppo ci sono stati molti gay - fa notare - che hanno detto di non voler tifare Italia perché è un Paese arretrato sui diritti civili, ma io non sono d’accordo. Ai Mondiali si tifa Italia e basta”.

“Amareggiata per la sconfitta” Luxuria non esita, comunque, a dire chiaro e tondo che si tratta di una sconfitta “meritata, perché sul campo non c’era una grande squadra. Resta il fatto che non potrei tifare per nessun altro. E al momento posso solo ripetere lo slogan del Gay Village: ‘Chi è se stesso, ha già vinto’”. E l’Italia, tra l’altro, “non era se stessa”. Poi Luxuria, volgendo lo sguardo alla situazione più generale, sospirando, conclude: “Nonostante tutto, voglio continuare a tifare per il mio Paese, sperando in un cambiamento”.

Tra il serio e il faceto Al Bano: “La politica sta andando come va, i valori stanno andando come stanno andando e pensavamo che lo sport potesse riscattarci e invece niente. Un lutto l’uscita dell’Italia dai mondiali!”, sottolinea il cantante che non è comunque il tipo che si butta giù più di tanto. “Riaccendiamo da oggi la fiammella della speranza - subito aggiunge - Come diceva Eduardo De Filippo ‘addà passà a nuttata...’. Questo è un momento - rileva - in cui c’è davvero bisogno di un rinascimento. A due passi da Germania, Francia, Austria, non è possibile che questo nostro Paese debba andare così male. Questa mattina - racconta - parlavo col console italiano a Mosca che mi ha detto, testuali parole, ‘ non immagini che cosa vuol dire vivere fuori dall’Italia con il peso della sconfitta addosso’. Meno male che c’è stato un vampiro e un arbitro che in qualche modo hanno diluito il dolore”, ironizza Al Bano.

Sconsolato ma curioso di vedere come proseguiranno i Mondiali Mariano Apicella: “Sono molto dispiaciuto per la nostra nazionale, potevano fare di più - osserva - E per giunta quel poco di carretta, è stata tirata dai più vecchi. Forse guadagnano troppo. Da oggi tifo Olanda, la squadra si muove in grande sinergia e Ruben, in particolare, quando corre mi fa morire. Batte tutti, prende il pallone e se ne va. E’ velocissimo. Anche gli Usa mi hanno sorpreso. Insomma, questo mondiale si sta dimostrando ben diverso da quel che ci si poteva aspettare: tutte le squadre campionesse del mondo sembra già rientrate”.

“Farò il tifo per la Selecao - anticipa Max Giusti - perché il Brasile è un paese che ricatta: se la squadra dovesse perdere potrebbe scoppiare un dramma. I brasiliani ci tengono molto alla vittoria. E poi sono un popolo che mi ha sempre affascinato, è una miscellanea di colori e razze. Il Brasile è un paese nel quale la gente è accogliente e si fa voler bene”. Quanto invece al risultato di ieri della nostra Nazionale, Giusti afferma: “In realtà ‘rosico’. Non abbiamo fatto un tiro in porta, ma l’Uruguay non ha certo giocato meglio. Forse meritavamo più noi di passare il turno: tra le due squadre, la nostra era forse migliore. Ieri sera - osserva Giusti- stavamo tutti male. Il nostro Paese si identifica tanto, anzi troppo, nel calcio. Ora - esorta - godiamoci il Mondiale. E da stasera, a ‘Maxinho do Brasil’, (’la sua telecronaca alternativa su Rai Sport n.d.r) gli darò giù, ci saranno sorprese”.

“Adesso che siamo rimasti orfani, guarderò con simpatia il Costa Rica e il Cile, oltre che l’Olanda che gioca benissimo - fa sapere Fabrizio Frizzi - I ct di Costa Rica e Cile hanno sorpreso per la loro grinta e per il modo in cui fanno giocare le loro squadre. Sono formazioni che meritano di essere seguite”. Fa il tifo, invece, per Messico o Argentina il regista Massimiliano Bruno, “perché - spiega all’Adnkronos - il Brasile non mi è per niente simpatico”. Su tutti, infine, è Gigi D’Alessio a spostare l’attenzione sul capitolo più triste del calcio di questi giorni: la morte di Ciro Esposito. “La verità - evidenzia - è che la partita l’abbiamo persa oggi. Tutti. Con la sua morte. Abbraccio i suoi familiari e mi unisco al loro dolore. E del mondiale, dopo l’uscita dell’Italia, non mi interessa molto. Tifare un’altra squadra? Non esiste proprio. Che vinca il migliore, chiunque esso sia”.

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