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Da domani le dimissioni si danno online

11 marzo 2016 | 17.10
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Entrano in vigore domani le dimissioni digitali. Come si legge nel decreto 151 di attuazione del Jobs act, le dimissioni possono essere presentate "esclusivamente con modalità telematiche su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del lavoro". Per chi cambiasse idea, "entro sette giorni dalla data di trasmissione del modulo", "il lavoratore ha la facoltà di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale con le medesime modalità".

"Un lavoratore che vorrà abbandonare liberamente il proprio posto dovrà sottostare a una procedura informatica tutt’altro che semplice. Ancora una volta, non solo tempo perso per il lavoratore, ma anche nuovi adempimenti per le imprese", dice Confimi Industria, la Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata, in una nota.

“Abbiamo già espresso tutta la nostra perplessità -ricorda Arturo Alberti, vicepresidente vicario con delega alle relazioni industriali di Confimi Industria- quando la norma veniva presentata. La nuova procedura è un percorso a ostacoli, aggravato da un farraginoso diritto di ripensamento e da eventuali sanzioni del tutto sproporzionate. L’uscita della circolare con le istruzioni ministeriali non fa che aumentare le perplessità, merito anche di un paio di passaggi, che potremmo definire quanto meno fantasiosi”.

"Non sembra un caso che il ministero, con tutta la Pa, abbia deciso di autoescludersi dall’applicazione della norma. E, così, il problema resta per tutti gli altri. L’imbarazzo degli estensori traspare chiaramente dall’uso del condizionale. La norma, infatti, dice che il datore di lavoro dovrebbe invitare il lavoratore a compilare il modulo. Insomma, poca convinzione anche da parte del regolatore”, continua il vicepresidente.

"E cosa ancor più grave -prosegue la nota Confimi Industria- la nuova norma non offre alcun rimedio contro quei soggetti che vogliono andarsene dall’azienda, lucrando però sull’indennità di disoccupazione, e che per questo si limitano a rendersi irreperibili, provocando normalmente un licenziamento disciplinare, che all’azienda costa quantomeno il 'ticket Naspi' fino a circa 1.500 euro e all’Inps 24 mesi di immeritata indennità, in media 24.000 euro".

“Insomma, uno spreco non da poco se si pensa che rientrano in questo calderone il 5% delle dimissioni ogni anno, parliamo di alcune decine di migliaia di casi”, dice Alberti. “Comportamenti del genere -avverti- vanno sempre condannati e scoraggiati. E se la norma non tutela le imprese, queste devono trovare il modo di farlo da sole evitando provvedimenti disciplinari ma indicando come assente ingiustificato il lavoratore che non adempie agli obblighi”. E conclude Alberti: “Non stiamo parlando certo di un rimedio a costo zero, ma non ha niente a che vedere con gli importi che raggiungerebbero ticket Naspi e spese Inps”.

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