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Lavoro: da Rimini a Hollywood, il ventenne italiano che "fa il trucco" ai film

27 novembre 2014 | 15.38
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Michelangelo Frisoni aveva lasciato l’Italia per formarsi a Los Angeles, con l’ambizione di lavorare nel cinema: c'e' riuscito, a 23 anni già lavora come freelance in grandi produzioni cinematografiche nazionali e internazionali.

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E’ quello che si potrebbe definire un ‘cervello in fuga’. Aveva lasciato l’Italia per istruirsi a Los Angeles, con l’ambizione di lavorare nel cinema specializzandosi in un settore innovativo: gli effetti visivi, il digital composing e matchmoving. Un self-made man 2.0, partito da Rimini. Ora è in attesa di un visto artistico per potersi trasferire. E’ la storia di Michelangelo Frisoni, che a 23 anni già lavora come freelance in grandi produzioni cinematografiche nazionali e internazionali.

“È una passione che coltivo dall'adolescenza, nata guardano film di fantascienza come ‘Matrix’ (che fu la mia ispirazione) e mettendo le 'mani in pasta'. Da piccolo, restai a bocca aperta guardando alcuni backstage di film che mostravano come la fantascienza si creava partendo da grandi sfondi verdi e blu (‘chroma key’) che venivano poi elaborati al computer e trasformati in quello che vediamo poi al cinema. Nel tempo, ho avuto modo di fare video iniziando amatorialmente con gli amici e piano piano facendolo diventare un vero e proprio mestiere”, racconta Michelangelo a Labitalia.

“A 18 anni iniziai a lavorare come montatore, finché decisi di approfondire il percorso dei visual effect e della regia, iscrivendomi subito dopo il liceo - spiega - a un corso online di effetti digitali chiamato Vfx Wizard; durante questi studi continuavo a lavorare con professionisti del settore che si erano formati in Italia e all'estero, realizzando anche diversi video musicali, tra cui alcuni per il cantante Fabio Concato. Pensai di non aver bisogno di una formazione universitaria per riuscire a lavorare nel cinema, perché sono sempre stato uno che le cose le imparava meglio facendole, per cui intrapresi la strada del 'fare'”.

“E in quel periodo - prosegue Michelangelo - venni a conoscenza di alcuni workshop di regia alla Ucla, università della California, per cui decisi di provare a intraprendere questa esperienza a Los Angeles, più precisamente dove il cinema effettivamente si fa. Così, iniziai a trovare contatti e a mostrare le mie capacità attraverso il workshop, che nel tempo sono maturati in collaborazioni corpose e continuative, tanto da permettermi di lavorare direttamente con un premio Oscar come Joel Hynek per gli effetti visivi di ‘What dreams may come’, nonché uno degli inventori dell'effetto ‘bullet time’ di Matrix, proprio quell'effetto che mi mise dentro questa passione che ora coltivo”.

Ma in cosa consiste questa attività? “Il mio lavoro consiste nel rendere reale - risponde - quello che effettivamente non lo è, dare l'illusione che la cosa che si sta vedendo in video sia stata realmente ripresa dal vivo. Tanti sono i motivi per cui si ricorre all'utilizzo dei visual effect, e oggi come oggi sono indispensabili e immancabili in ogni video; difatti esistono effetti volti a ‘riparare’ ad esempio errori sul set, come microfoni in campo, persone e oggetti indesiderati nello sfondo, riflessi da rimuovere o aggiungere ecc., ed effetti più creativi, e qui parliamo di tutto ciò che si vede nei film”.

“Il visual effect è un’arte - sottolinea - che studia il minimo dettaglio, la realtà che ci circonda, e conseguentemente la bellezza, ed è per questo che è un’arte vera e propria che richiede creatività, immaginazione, capacità di problem solving e di teamworking”.

“Purtroppo, in Italia, viene ancora un po' considerato come un ‘plus’ non necessario, peggio ancora - avverte - un hobby più che un lavoro, ed è per questo che lavoro per la maggior parte con studi internazionali, indipendenti e youtuber sia italiani che americani. Tra questi, la premiata serie americana ‘Video Game High School’ stagione 1 e 2 del regista e youtuber Freddie Wong, ‘Meridian’ dello youtuber Mistery Guitar Man e diversi video musicali tra cui uno per Lindsey Stirling; in Italia, invece, con la serie di Cotto e Frullato di Paolo Cellammare e Metal Gear Solid: Philanthropy part 2 di Hive Division diretto da Giacomo Talamini e altri. Mi danno libertà creativa e valorizzano il mio lavoro”.

“C'è da dire che in questi ultimi anni - precisa - sto notando maggiore interessamento nei confronti di quest'arte, soprattutto tra noi giovani film-makers, e più frequento questa professione, più scopro altri tantissimi e talenti italiani all'estero che lavorano in grandi produzioni cinematografiche con ruoli molto importanti. Nel mio lavoro, è sempre necessario stare al passo con la tecnologia che avanza e che ci permette di giorno in giorno di migliorare la qualità e l'efficienza del nostro risultato, permettendoci di risparmiare tempo e denaro”.

“Il bello di questo mestiere - afferma Michelangelo - è anche la possibilità di poter lavorare da remoto grazie alla connessione a Internet, per cui dall'Italia continuo a collaborare per questi personaggi e per l'estero, in attesa di completare le pratiche per il visto artistico”, conclude sperando in una buona, prossima notizia.

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