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Migranti: dal Senegal alla Sicilia, storia di Omar 'Grazie Italia, mi hai salvato'

20 dicembre 2016 | 14.56
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Uno sbarco di migranti

Il viaggio dal Senegal all'Italia non lo dimenticherà mai. "E' stato tremendo, in Libia ho visto uccidere persone innocenti, persino una donna incinta. E' impossibile dimenticare. Impossibile". Omar abbassa lo sguardo e improvvisamente il suo sorriso si spegne. In Italia, ad Augusta, Omar Wague, 18 anni, è arrivato il 16 dicembre del 2015. "Sono rimasto lì tre giorni - racconta all'AdnKronos -, poi mi hanno portato qui". Qui è Palermo, dove ad accoglierlo sono stati "gli angeli" del centro Asante, in via Monfenera, a due passi dalla cittadella universitaria.

"Ho trovato tanta umanità - dice sorridendo -. Dalla tv sento quello che succede in Francia, in Germania. I razzisti ci sono ovunque, ma Palermo e i palermitani mi piacciono perché hanno capito che siamo tutti uguali, cambia solo il colore della pelle". A Palermo ha trovato una nuova famiglia, ha conseguito la licenza di terza media e adesso studia al liceo scientifico Benedetto Croce, dove i suoi compagni e i suoi professori "sono bravissimi". Ma in Senegal Omar ha lasciato il fratello minore di 16 anni e la madre. "Di loro non ho più notizie da un anno" racconta. L'ultimo contatto al telefono. "Mi hanno detto che avevano lasciato il mio Paese. Adesso, però, non so dove sono".

In Italia Omar è arrivato dopo un lungo girovagare. "Mi volevano uccidere per questo sono scappato dal mio Paese. Storie di eredità - taglia corto -. Ho incontrato un uomo che caricava il suo camion di sale da vendere in Mali, in Burkina e in Nigeria e l'ho aiutato". Con lui è arrivato in Niger. "Qui ho lavorato nel ristorante di una signora bianca e insieme a lei sono arrivato in Libia". Il soggiorno in Libia è stato duro. "Lì sono razzisti - dice -, ma io non potevo tornare a casa. Così per vivere ho fatto tanti lavori: il lavapiatti, le pulizie. Tutto quello che trovavo".

Infine il viaggio sul barcone. "Eravamo 132 persone - ricorda -, è stato terribile, ho pensato di morire. Voglio ringraziare gli italiani che ci hanno salvato. Senza di loro non ce l'avremmo fatta, il barcone imbarcava acqua e io non avevo più forze. Poi ci hanno soccorso e fatto salire su quella barca così grande. Ci siamo salvati tutti". Adesso Omar ha un sogno. "Voglio studiare, devo farlo per poter lavorare, per costruirmi un futuro qui e aiutare mia madre e mio fratello. Mi piacerebbe potessero venire anche loro in Italia". E da grande? "Chissà, mi piacerebbe fare il professore o il mediatore culturale per aiutare altri come me a sentirsi a casa" conclude.

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