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D'Alema e il suo vino 'politically correct': "Rispettoso dell'ambiente e senza solfiti"

18 aprile 2014 | 13.20
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Roma, 18 apr. (Ign) - ''Il vino è una passione non un hobby'' e ''se non si vuole perdere troppi soldi, bisogna lavorarci sodo''. Così l'ex premier Massimo D'Alema racconta al 'Corriere della Sera' il suo amore per il vino che lo ha portato a produrne in proprio tra le colline umbre, con la sua azienda agricola La Madeleine. Un vino 'politically correct', frutto di un'avventura cominciata sei anni fa, che l'ex premier definisce "iper correttissima: abbiamo convertito i risparmi da beni voluttuari a investimenti produttivi, volti a incrementare Pil e l'occupazione. Rispettando l'ambiente: energia solare e un vino senza solfiti".

D'Alema ha venduto la barca Ikarus e si è lanciato nel progetto. ''Non cerco status symbol - spiega - La barca era una passione vera, condivisa con altri. Questa del vino anche. Abbiamo fatto un mutuo pazzesco, impegnando i nostri risparmi e quelli dei figli''.

In produzione ci sono quattro vini: Sfide, NarnOt, Nerosé, Pinot Nero. ''Abbiamo scelto vitigni internazionali, come a Bolgheri. Abbiamo studiato i terreni e contattato Riccardo Cotarella, diventato il nostro enologo. I nostri sono vini de-territorializzati - racconta al quotidiano di via Solferino l'ex premier - Per l'enogastronomia ho una passione antica''.

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