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Dalla discesa in campo al Nazareno, Confalonieri bussola di Berlusconi

13 agosto 2015 | 15.39
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Fedele Confalonieri (Infophoto) - INFOPHOTO

"Se non avessi conosciuto Berlusconi probabilmente sarei stato un buon impiegato di banca. Ma non un pianista, per quelle cose ci vuole talento vero”. Fedele Confalonieri (FOTO), da una vita, il suo talento lo ha messo nelle mani di Silvio Berlusconi, di cui è da sempre ascoltato consigliere e punto di riferimento per le scelte più complicate. Una vera e proprio bussola. Insieme sin da ragazzi dai tempi dell'Isola di Milano, il quartiere dove è nato nel '37, Confalonieri inizia però a lavorare formalmente per il Cavaliere nel '73: responsabile del personale e delle relazioni istituzionali in Fininvest.

Prima, c'erano stati gli anni dei Roxy e dei Cinque diavoli, i gruppi musicali in cui era Confalonieri a comandare e Berlusconi ad accompagnarlo al piano nei tour in Riviera o sulle navi da crociera. "Ho provato a lavorare un po' per conto mio. Poi, avendo un amico molto bravo, molto più bravo di me a fare l'imprenditore, sono andato a lavorare con lui", ha raccontato una volta 'Fidel' (il suo soprannome) dell'addio alle scene per buttarsi con Berlusconi in avventure come Milano2, Fininvest, Mediaset e la Tv commerciale.

La musica però è la grande passione di Confalonieri, che è laureato in legge con una tesi sul 'Concetto di intesa nelle norme istitutive della Cee' ma nel 2007 è riuscito a diplomarsi al conservatorio di Milano studiando la sera e in estate. Non a caso oggetto di vanto per lui sono i suoi quattro pianoforti a coda, uno dei quali in ufficio a Cologno.

La svolta arriva, come è noto, con la 'discesa in campo' del '94. Per la prima volta, dopo gli anni a curare le relazioni istituzionali di Berlusconi anche nei palazzi della prima Repubblica, Confalonieri deve consigliare il Cavaliere su un suo impegno in politica: è un no. Ma, come ha ammesso Confalonieri in seguito, Berlusconi "faceva bene: i fatti hanno sempre dimostrato che aveva ragione lui".

Gli anni a seguire, scanditi dai pranzi di famiglia del lunedì a casa Berlusconi, vedono Confalonieri al timone dell'azienda in prima persona ma sempre consultato da Berlusconi per le scelte politiche. A palazzo Grazioli, dove negli anni il Cavaliere ha spostato la sua residenza-ufficio, Confalonieri ha una sua "cameretta" che, per inciso, è vicino a quella del padrone di casa.

E' Confalonieri, secondo i retroscena più accurati, a consigliare il Cavaliere premier o capo dell'opposizione di volta in volta, molto spesso ad essere meno impulsivo ("anche se lui è come Mozart, geniale"). Ad affiancarlo di fatto nei momenti esaltanti, come le vittorie elettorali, e in quelli più difficili, come il ribaltone di Bossi o i rovesci delle urne. Senza, però, nascondere la verità o negare gli errori del Cav. Come per la lite con Fini: "Sbagliò, se stai in politica uno come Fini te lo devi ciucciare. Malgrado tutto". Oppure per l'addio di Angelino Alfano, quando Confalonieri in una intervista al 'Corriere della sera' parlo di "un black out di Berlusconi".

Pur se formalmente senza ruolo, c'è sempre Confalonieri dietro le 'mission' politiche più difficili di Berlusconi. E non solo. Lui stesso ha raccontato al 'Foglio' della visita al Quirinale all'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per parlare della grazia a Berlusconi (un "giro di parole") dopo la condanna subito dal Cav.

Anche le cronache di questi giorni raccontano di un Confalonieri impegnato a suggerire a Berlusconi le mosse più azzeccate. Come, pare, quella di non chiudere tutti i canali con Matteo Renzi, ad esempio, sulla Rai. Del resto, c'è stato Fidel dietro al patto del Nazareno: "Questo ragazzo (Renzi, ndr) può essere il segnale della pacificazione. Io ci credo. Non è roba da inciuci. Ma la fine di un periodo storico", disse sempre al Foglio.

E probabilmente Berlusconi sta consultando in queste ore sempre Confalonieri sulle possibilità di far nascere un 'Nazareno 2.0' sulle riforme istituzionali. Con il solito schema Berlusconi-Confalonieri che funziona da 50 anni perché, per usare le parole di Fidel: "Lui è un genio, mentre io sono normale. Io sono un buon collaboratore".

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