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Sanità

Dalla ricetta facile alla ricetta negata, il paradosso delle regole sull'appropriatezza

11 febbraio 2016 | 15.50
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La paura delle sanzioni ferma la mano del medico anche quando non c'è motivo - (Fotogramma)

Dalla ricetta facile alla prescrizione negata. E' l'effetto paradosso di regole e giri di vite sull'appropriatezza, segnalato da un numero crescente di pazienti negli ultimi giorni. Da un lato medici di famiglia paralizzati dalla paura di sbagliare e di incorrere in eventuali sanzioni, che nel dubbio decidono di appendere la penna al chiodo. Dall'altro il muro degli specialisti che, in presenza della necessità di una 'ricetta rossa', rimbalzano i pazienti nuovamente negli studi dei medici di medicina generale. In mezzo il malato cronico che all'improvviso si trova a pagare privatamente anche gli esami che gli spetterebbero gratis per diritto.

Un caso su tutti è quello raccontato all'AdnKronos Salute da una paziente oncologica milanese, operata per un carcinoma al seno qualche anno fa. Durante un'ecografia mammaria di controllo, il tecnico che esegue l'esame segnala la presenza di un nuovo nodulo, mai rilevato nelle precedenti eco, ma i risultati sono dubbi e vanno approfonditi: potrebbe trattarsi di un nuovo tumore o semplicemente di un esito cicatriziale. La paziente contatta subito l'oncologa che le ha curato il tumore al seno, ma per abbreviare i tempi ed avere la certezza di essere ricevuta proprio da lei, fissa la visita in intramoenia, cioè viene ricevuta dalla specialista in regime di libera professione. Primo colpo al portafogli.

L'oncologa indica la necessità di una nuova ecografia a stretto giro e la manda dal medico di famiglia con l'appunto sul foglietto bianco. La dottoressa lo legge, ma si rifiuta di scrivere la ricetta rossa. "Non posso farle due prescrizioni uguali, a distanza di così pochi giorni l'una dall'altra. Se poi viene giudicato come un comportamento inappropriato, rischio che mi venga tagliato lo stipendio", è il timore del medico. La paziente non può aspettare e decide di sottoporsi all'esame privatamente, pagando, nonostante abbia l'esenzione totale in quanto malata oncologica.

La storia si ripete anche con la visita cardiologica rivelatasi necessaria dopo tre corse in pronto soccorso con la pressione alle stelle. "Io non oso più neanche insistere con il mio medico di famiglia - racconta la paziente - Lei è sempre stata brava e scrupolosa, molto attenta alla mia situazione clinica. Ma per avere una prescrizione ora mi sento quasi una ladra che gli ruba lo stipendio. E' come se avesse le mani legate".

In realtà per l'esame in questione - un'ecografia mammaria di approfondimento per una paziente oncologica - non esistono limitazioni prescrittive, garantiscono i sindacati medici. L'esame non è neanche nella lista delle oltre 200 prescrizioni nel mirino del decreto appropriatezza firmato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Né esistono linee guida regionali in tal senso. La paura della sanzione, però, ferma lo stesso la mano del medico, anche se immotivatamente.

A confermarlo è la stessa Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale): "Arrivano molte segnalazioni su medici impauriti dal decreto appropriatezza, un provvedimento con cui ancora la categoria deve familiarizzare. Nello specifico ci viene segnalato che alcune prestazioni vengono negate ai pazienti", riferisce il segretario regionale per la Lombardia, Fiorenzo Corti, che lancia anche un appello: "In attesa di ulteriori chiarimenti sull'effettiva applicazione del decreto e di disposizioni precise dalle autorità regionali, invitiamo i colleghi a comportarsi secondo scienza e coscienza, soprattutto nei confronti dei pazienti più fragili. E dei pazienti oncologici per i quali, è bene chiarirlo, non è prevista alcuna limitazione sugli esami utili per una diagnosi precoce e per il trattamento della loro patologia".

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