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Clima: la lotta ai cambiamenti climatici vale un +1,5% del Pil

21 gennaio 2016 | 15.35
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(Xinhua)

La lotta al cambiamento climatico può valere un punto e mezzo di crescita del Pil italiano. Un vantaggio per l'economia oltre che per la salute dei cittadini e dell’ambiente. A oltre un mese dal Summit sul clima di Parigi, l’Intergruppo parlamentare per il clima Globe Italia indica alcune priorità politiche per supportare il contenimento dei riscaldamento terrestre entro i 2 gradi sul fronte della decarbonizzazione industriale, dell'efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e della mobilità sostenibile.

"Le politiche per il controllo dei cambiamenti climatici non solo producono un beneficio diretto perché evitano o riducono i danni ai nostri sistemi produttivi, soprattutto nel turismo e nell'agricoltura, non solo evitano importanti impatti negativi sulla salute umana, ma chiamano investimenti che faranno da ulteriore volano di crescita economica per il nostro Paese", spiega Carlo Carraro, professore dell'Università Ca' Foscari di Venezia e vicepresidente working group III Ipcc, in occasione dell'iniziativa 'Il clima dopo Parigi. Le politiche dell’Italia verso la decarbonizzazione'.

"Gli investimenti addizionali annui in mitigazione e adattamento sono dell'ordine dei 9 miliardi - aggiunge - soprattutto nel settore privato, con un effetto di crescita pari a circa un punto di Pil. A questo si aggiunge l'effetto dei danni evitati, stimabile in circa mezzo punto di Pil all'anno". Per Stella Bianchi, presidente dell’Integruppo Globe, "siamo a un punto di svolta cruciale verso un cambiamento che non ammette più ripensamenti".

Quattro i pacchetti di intervento immediati proposti per indirizzare gli investimenti privati alla lotta ai cambiamenti climatici:

1) Efficienza energetica. Proseguire sulla strada avviata nell’ultima legge di stabilità, con l’estensione dell’ecobonus ai condomini e agli alloggi di edilizia residenziale pubblica in modo da promuovere interventi su interi edifici e quartieri per ottenere riduzioni di consumi intorno al 60-70%. Avviare soluzioni di finanza innovativa per convogliare su questo obiettivo risorse sufficienti.

2) Fonti rinnovabili. Promuovere la generazione distribuita e gli investimenti nelle reti di distribuzione intelligenti. Non possiamo - si rimarca - di certo penalizzare o scoraggiare l’autoconsumo pur nel necessario equilibrio nella distribuzione degli oneri di sistema. Proseguire nella dismissione delle centrali termoelettriche meno efficienti per alleggerire la sovrapproduzione da termoelettrico. Chiudere o riconvertire le centrali a carbone da sottoporre comunque a stringenti limiti di emissione.

3) Politiche industriali. Via a incentivi mirati a tecnologie e attività a bassissimo impatto di carbonio, sostenendo anche la ricerca. Puntare sulla decarbonizzazione, anche di grandi complessi industriali valutando, ad esempio, l’opportunità che l’Ilva adotti processi produttivi che sostituiscano l'uso del carbone con fonti di energia meno inquinanti, sottolinea l'Intergruppo.

4) Mobilità sostenibile. Continuare nella sostituzione del parco veicoli del trasporto pubblico e con gli incentivi alle ciclabili, come già avviato con gli interventi definiti nell'ultima legge di stabilità. Avviare un grande piano di investimento per il trasporto pubblico nelle grandi aree urbane e rafforzare gli interventi per favorire l’uso dell’auto elettrica, proseguendo con il piano per le infrastrutture dedicate.

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