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Palermo: dallo stupro Gentileschi al caso Viola, studiosi a confronto su violenza donne

17 maggio 2017 | 15.25
LETTURA: 4 minuti

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Convegno sulle 'Relazioni pericolose' - (Foto Lindiner)
Palermo, 17 mag. (AdnKronos)

Dallo stupro di Artemisia Gentileschi, risalente al Seicento, al processo per la violenza sessuale subita da Franca Viola nel 1966, fino ai femminicidi dei giorni nostri, con le analisi sul Dna. Sono soltanto alcuni dei temi sviluppati nel corso del convegno 'Relazioni pericolose, evoluzione normativa nella legislazione penale' che si è tenuto nell'Aula magna del Palazzo di giustizia di Palermo. Un incontro organizzato nell'ambito della rassegna 'Di maggio in maggio', una serie di eventi promossi dall’Associazione Flavio Beninati, presieduta da Carla Garofalo, e dedicati al libro e alla lettura, ma anche a mostre, conferenze e a molte altre iniziative culturali. Il tema dell’edizione 2017 è dedicato alle relazioni d’amore. Come sono cambiate nel tempo, "dando spazio talvolta a dinamiche di egoismo, narcisismo e prevaricazione, che trasformano i rapporti d’amore e familiari in azioni mostruose".

L'ex Presidente del Tribunale militare di Palermo Rino Messina ha ricordato la triste vicenda della pittrice Artemisia Gentileschi, stuprata dall'artista Agostino Tassi. L'attrice Stefania Blandeburgo ha letto stralci delle parole pronunciate dalla stessa giovanissima Artmeisia nel Seicento: "Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne".»

Dal Seicento si è passati agli anni Sessanta con la vicenda di Franca Viola, la ragazza di Alcamo (Trapani) violentata nel 1966 da Filippo Melodia ma che denunciò il suo aguzzino rinunciando al matrimonio riparatore. A parlarne l'ex senatore Silvio Coco, magistrato oggi novantenne che aveva rappresentato l'accusa nel processo. "Bisogna porre l'attenzione sulla legge e sullo status della donna di quel periodo - spiega Coco all'Adnkronos - negli anni Sessanta era tutto diverso, anche il codice penale. Nel caso di violenza carnale era necessaria la querela della persona offesa. Il centro di tutto era il matrimonio riparatore, l'arzigolo era questo e la Viola ha rifiutato". E ricorda: "Al processo l'ho vista solo una volta ma venne, accompagnata dalla mamma, con il viso coperto". "Ricordo che chiesi al Presidente che faccia avesse e lui mi rispose con una battuta un po' maschilista: 'Una faccia di mugliere (faccia da moglie ndr)".

La giornalista Terranova 'Anche noi abbiamo dei doveri precisi nel raccontare fatti di sangue'

Molto apprezzato l'interventop del sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello, Mirella Agliastro, che ha parlato delle normative nell'ambito della violenza sessuale. Fu proprio la Agliastro a rappresentare l'accusa nel processo d'appello per l'omicidio della giovane Carmela Petrucci, la diciassettenne di Palermo uccisa dall'ex fidanzato della sorella. Il giovane Samuele Caruso, l'assassino reo confesso, venne condannato all'ergastolo. Condanna divenuta definitiva da poco tempo. Mentre l'avvocato Giovanna Marotta ha ricordato la legge sullo stalking del 2013. E ancora, interventi del professor Giuseppe Di Chiara, ordinario di diritto processuale penale dell'Università di Palermo che ha raccontato i flussi informativi nel processo per violenza sessuale.

Paola Di Simone, direttore tecnico della Polizia scientifica di Palermo ha raccontato alcuni casi di femminicidio, già con sentenza definitive, spiegando il funzionamento delle analisi sul Dna che possono incastrare l'assassino. Mentre Valentina Picciotto, penalista e ricercatrice presso British Institute on International and Comparative Law, ha spiegato il funzionamento della Corte Edu e la tutela delle vittime di violenza. Mentre la giornalista dell'Adnkronos Elvira Terranova ha spiegato il funzionamento della comunicazione nei casi di violenza sulle donne. "Purtroppo - ha detto - a volte anche i giornalisti utilizzano un linguaggio sbagliato nel raccontare casi di violenza sessuale o di omicidio. Noi giornalisti abbiamo dei doveri precisi, non solo nei confronti delle vittime ma anche dei lettori e delle lettrici. Bisogna evitare termini ambigui, sbagliati che possono alimentare una narrazione contraria ai fatti".

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