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Ue: D'Amato, no super ministro se non sappiamo cosa sarà Europa

12 febbraio 2016 | 14.52
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Antonio D'Amato, presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro (Adnkronos)

"A che serve un super ministro Ue se non abbiamo visione di cosa dovrà essere l'Europa? L'Europa deve prima trovare soluzioni istituzionali e politiche" per uscire dalla crisi identitaria che la attraversa. Lo sostiene Antonio D'Amato, presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, nel corso del suo discorso tenuto oggi a un convegno organizzato nella sede dell'Accademia dei Lincei dal titolo 'Europa, identità e ruolo. Il punto di vista dei Cavalieri del Lavoro'.

"Non c'è alternativa nel processo di rafforzamento dell'Europa" se non quella di "portare avanti una politica estera comune così come quella energetica. Per ridefinire la pace e gli equilibri nel mondo, dobbiamo capire anche come organizzare una difesa comune, perché gli Usa non possono avere il ruolo di poliziotti per sempre. Servono quindi investimenti sulla difesa e sul suo coordinamento", insiste D'Amato.

Oggi, continua, "l'Europa è tormentata, c'è un'emergenza sul tema della sua identità. Siamo di fronte a uno scenario complesso a causa delle grandi tensioni e dei cambiamenti nell'equilibrio dei poteri economici. Affrontiamo - dice ancora - fasi sconosciute per le quali non abbiamo nemmeno gli strumenti di valutazione per prevedere nuove dinamiche". Inoltre, spiega l'ex presidente di Confindustria, "le tensioni sociali sono sempre più forti e drammatiche". Il mondo occidentale, poi, "non è più in grado di fronteggiare i grossi flussi che da Sud arrivano nel Nord del mondo, spinti non più solamente dalla fame ma anche dalla guerra". A questo si aggiungono "le voci di dissenso" che contestano l'Europa unita, ma noi "abbiamo bisogno che sia più unita e più forte, ma diversa da quella che abbiamo oggi: serve più competitività economica", sostiene D'Amato.

Serve anche riformare identità europea, da Italia possibile contributo

Per ridefinire l'Europa, continua, "serve anche ridefinire quella che è l'identità europea. Non riconoscerla e non avere coraggio di riconoscere le radici cristiane e giudaiche, nascondendole e negandole, non fa altro che rendere più forte la tensione. Serve riaprire un dibattuto serio sui valori e sugli ideali per cui vogliamo essere europei e come costruire sul patrimonio della civiltà che ci unisce. Noi - accusa D'Amato - abbiamo fallito sull'Europa dei valori e degli ideali".

L'Italia, spiega quindi l'ex presidente di Confindustria, "è un grande Paese che ha dato un grande contributo in tutto il mondo. Per farlo ancora abbiamo bisogno di fare le nostre riforme e di essere competitivi per riconquistare quell'autorevolezza che è stata messa in dubbio nel passato. Così potremo portare un contributo di idee in Europa".

E a proposito di riforme, in Italia "ci sono stati molti stop. Finalmente alcune sono state fatte, come il Jobs act, ma serve andare avanti con fermezza e determinazione. Abbiamo ancora molto da dare, abbiamo grandi capacità imprenditoriali e giovani di talento. Siamo invidiati in tutto il mondo, ma noi non ci vogliamo bene".

"Come Cavalieri del Lavoro - continua D'Amato - promuoviamo la consapevolezza della nostra cultura non solo nell'arte ma anche nell'educazione. Potrebbe essere un volano per ridare al made in Italy e all'Italia valore e importanza". La cultura, insomma, è "un grande asset competitivo che rappresenta un valore non solo per il bene comune ma anche come vantaggio competitivo. Se riusciamo a potare avanti le riforme abbiamo una carta da giocare. Ma abbiamo poco tempo, viste le emergenze in Europa", avverte D'Amato.

C'è bisogno di Gran Bretagna che rimanga in Ue, è Paese importante

Una crisi identitaria, quella europea, che oggi è fotografata dal rischio Brexit. L'uscita della Gran Bretagna dalla Ue "arriva in una fase delicata. Ma a noi serve il loro contributo indispensabile sia perché è un Paese di cui abbiam bisogno, sia perché è un Paese che in 25 anni ha tenuto in mano la frusta della competitività e dello sviluppo per contrastare la burocratizzazione" sempre più presente nella Ue.

Sono proprio la tecnocrazia e la burocrazia a contribuire alla crisi identitaria dell'Europa: "Così come è adesso - spiega D'Amato - non può risolvere i problemi. Abbiamo davanti un'Europa con due profili. Una è quella che spinge per il rigore e i conti in ordine, l'altra per lo sviluppo. Sono quasi in contrasto una con l'altra: senza rigore non c'è sviluppo sostenibile, ma senza le politiche di sviluppo non c'è consenso sociale e non si potrà mai arrivare a quel rigore che viene chiesto", sostiene ancora D'Amato che spiega come ad esempio il fallimento della scrittura di una Costituzione europea è stato il problema principale di questa crisi: "Di fatto ha sancito la burocratizzazione dell'apparato".

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