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Danza: Cannito, 'attività non indispensabile? azione discriminante e anticostituzionale'

19 ottobre 2020 | 20.28
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Il coreografo e regista Luciano Cannito

"La danza non è un hobby se non per pochi soggetti, spesso adulti. Così come non lo è lo studio della musica, della recitazione e del canto. La disciplina di tali attività è rigorosissima perché le tecniche sono difficili e necessitano di regole ferree. Il numero di casi di contagio in tali scuole è praticamente vicino allo zero assoluto. Sono scelte professionali di vita il cui studio non può essere fatto in smart working se non in misura molto marginale. Nel caso in cui il governo dichiarasse 'attività non indispensabile' la libertà dello studio di tali discipline, sarebbe una delle più gravi azioni antidemocratiche, discriminatorie ed anticostituzionali della storia della nostra Repubblica". E quanto scrive sul suo profilo social il coreografo e regista Luciano Cannito direttore artistico, a Roma, dell'Accademia Internazionale di arti performative Art Village.

"Giusto per chiarezza ove mai qualcuno lo mettesse in dubbio - aggiunge- lo studio e la pratica della danza non è uno sport e non sarebbe comunque uno sport di contatto se si esclude l’insegnamento o la pratica del passo a due, cosa che hanno già escluso da maggio tutti gli operatori del settore in ottemperanza alle normative per la riapertura della scorsa primavera. Lo studio della danza, ma anche della musica, della recitazione, del canto, è un’attività scolastica importantissima per la formazione psicofisica e culturale dei nostri ragazzi", prosegue Luciano Cannito.

"Molti degli studenti che la praticano, hanno la passione e la speranza di trasformarla in un’attività professionale - conclude- Impedendo loro di studiarla da giovani, si impedisce di fatto la libertà di scelta della propria vita futura".

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