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Dati personali, 58% violazioni hacker é per rubarli

28 gennaio 2021 | 17.48
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Ali Neil (Verizon) all'Adnkronos nella Giornata Europea: "Sono uno degli obiettivi principali dei criminali informatici"

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(Foto Verizon)

Più della metà delle intrusioni di hacker nei nostri sistemi è per rubare i dati personali e le violazioni sono raddoppiate nell'ultimo anno. Per questo la protezione dei dati sensibili "è essenziale, dai dati personali coinvolti nei procedimenti business critical a quelli derivanti dall’intelligence". A scandirlo all'Adnkronos è Ali Neil, Director International Security Solutions di Verizon , in occasione oggi della 15ma Giornata della protezione dei dati personali. Neil sottolinea che "i cybercriminali, costantemente in cerca di nuove opportunità, sono pronti a cogliere eventuali falle nel sistema".

L'esperto riferisce che secondo il Data Breach Investigations Report 2020 di Verizon "infatti, proprio i dati personali si confermano uno degli obiettivi principali dei criminali informatici, e sono stati al centro del 58% delle violazioni perpetrate lo scorso anno, più del doppio rispetto al 2019". "Se si considerano poi gli attacchi di social engineering -prosegue Neil- oltre il 40% delle violazioni riguarda i dati personali, mentre i settori economici a più alto tasso di violazione di queste informazioni a livello mondiale sono stati quello dell’arte e dell’entertainment (84% di violazioni), seguito da Finanza e assicurazioni e sanità (a pari merito con il 77%)". La Giornata europea della protezione dei dati personali rappresenta quindi "un’occasione di riflessione preziosa" sottolinea l'esperto di Verizon. "Non passa giorno -osserva- in cui non si verifichi una violazione di dati in qualche angolo del mondo, e che vengano quindi rubati dati personali che possono essere considerati come una vera e propria valuta".

"Le aziende devono garantire che la sicurezza sia sempre la loro priorità assoluta ed essere al corrente di dove vengono archiviati, di chi vi ha accesso, di che tipo di informazioni si tratta, e, in seguito, stabilire o mantenere i controlli di sicurezza più adeguati, a seconda dei rischi inerenti al contesto in cui operano. La security -incalza Ali Neil- dovrebbe far parte della routine quotidiana, non essere presa in considerazione una volta all’anno".

"Innalzare il livello di sicurezza automaticamente contribuisce ad abbassare la percentuale di rischio di incidenti in futuro, e, in caso questi si verifichino, in questo modo saranno già in essere processi adatti a reagire e a minimizzare la perdita di fiducia nel brand, soltanto una delle possibili conseguenze" spiega. "La giornata della protezione dei dati sensibilizza l’opinione pubblica ma anche le aziende verso l’importanza crescente dei dati e della loro difesa, e ricorre in un periodo dell’anno particolarmente profittevole anche per instaurare nuove abitudini. Fare della sicurezza dei dati un esercizio quotidiano è una di queste" aggiunge ancora Neil. (di Andreana d'Aquino)

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