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Ddl Zan, slitta voto Senato su testo: verso rinvio a settembre

20 luglio 2021 | 12.49
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In tutto sono un migliaio gli emendamenti presentati, quasi 700 quelli della Lega. Romeo: "Se il Pd dialoga pronti a ritirarli". La risposta del Partito Democratico: "Sui diritti, Salvini come Orban". Intanto, bufera su Borghi

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Foto Fotogramma

Si è conclusa la discussione al Senato del testo del Ddl Zan, tornato oggi in Aula dopo la seduta sospesa il 13 luglio. Il disegno di legge recante misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per sesso, genere o disabilità è stato già approvato dalla Camera. Gli interventi oggi sono stati 19, mentre gli iscritti a parlare erano 35.

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A questo punto gli interventi mancanti dovrebbero trovare spazio forse giovedì o la settimana prossima ma, visti i decreti in arrivo, è possibile che il seguito della discussione possa invece slittare dopo l'intervallo estivo, a settembre.

Sono circa mille gli emendamenti, 672 solo quelli presentati dalla Lega. "Se si dialoga, la Lega è pronta a ritirare gran parte degli emendamenti presentati al Ddl Zan. Se invece il Pd continuerà a volere lo scontro, affosserà la legge e la tutela dei diritti di migliaia di persone", ha detto Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato.

"Ognuno è libero di amare chi vuole, ma togliamo i bambini delle scuole elementari dallo scontro politico. E vediamo come finisce la vicenda di questo benedetto ddl Zan", ha evidenziato il leader della Lega Matteo Salvini.

Il Pd: "La Lega vuole affossare il Ddl Zan"

"I 700 emendamenti presentati dalla Lega al ddlZan sono il chiaro tentativo di affossare la legge. Altro che volontà di dialogo e mediazione. Salvini sui diritti conferma di avere la stessa linea di Orban", scrive su Twitter Alessandro Zan.

"Come volevasi dimostrare, dopo tre settimane di appelli accorati al dialogo e dopo centinaia di dichiarazioni in cui si sosteneva l'importanza di approvare una legge contro l'omotransfobia, alla prova dei fatti la Lega ha presentato 700 emendamenti", dice il senatore Franco Mirabelli, capogruppo dem in commissione Giustizia e vicepresidente del gruppo. "Avevamo ragione -aggiunge Mirabelli- 8 mesi di ostruzionismo la dicevano già lunga sulle reali volontà di Salvini, che si dimostra per l'ennesima volta un interlocutore non credibile. Ora in Aula ci confronteremo sul merito con le altre forze politiche per approvare al più presto il ddl Zan".

Ostellari: "Letta rischia di affossarlo"

Sull’iter del Ddl Zan “molto dipenderà dalla volontà dei gruppi e dei segretari politici. Alcuni segretari sono stati molto chiari, e tra questi sicuramente Matteo Salvini, altri più “morbidi”, altri, come Letta, assolutamente non disponibili al dialogo. Ecco, io credo che questa non disponibilità al dialogo sia un errore che poi possa portare anche ad affossare questa legge”. Così il presidente della commissione giustizia al Senato, Andrea Ostellari, in un’intervista esclusiva al quotidiano online LabParlamento.

I punti da modificare, spiega l’esponente leghista, “sono sempre quelli. Sicuramente l’art. 1 che riguarda le definizioni di sesso, di genere, di orientamento sessuale, di identità di genere, che hanno subìto diverse critiche da varie associazioni: dalle femministe ad Arcilesbica. L’art. 4 che riguarda il tema della libertà di espressione; un articolo che va assolutamente modificato per tutelare tutti noi cittadini. E poi l’art. 7 che riguarda la libertà educativa. Si tratta di un articolo criticato da molti educatori e che è stato anche oggetto puntuale di alcuni giuristi, tra i quali Cesare Mirabelli e anche della Santa Sede”.

Emendamento Italia Viva

“Auspichiamo che la proposta emendativa di Italia Viva e del gruppo Autonomie all’articolo 1 del Ddl Zan trovi ampia convergenza in aula". Lo dice il capogruppo di Italia viva in Senato Davide Faraone.

"Aver posto come finalità quella di perseguire tutte le condotte discriminatorie fondate su misoginia, abilismo e omotransfobia, garantisce la tutela di tutti senza alcuna esclusione. Adesso non c’è più alcun motivo per non stringere un patto su un testo condiviso e stabilendo tempi strettissimi per approvare il ddl al Senato e poi alla Camera”, spiega Faraone.

Polemica per tweet di Borghi, Letta: "Con questi dovremmo trattare..."

"Coloro con i quali noi dovremmo negoziare e condividere norme contro la omotransfobia...". Lo scrive su Twitter Enrico Letta, rilanciando il tweet del senatore della Lega Claudio Borghi in cui si legge: "Terzo giornalista che chiama per sapere se sono vaccinato. Finora sono stato gentile, al prossimo parte il vaffanculo e la cancellazione dalla lista dei contatti. Perché questi eroi la prossima volta che intervistano un LGBT non gli chiedono se è sieropositivo e se fa profilassi?".

Poco dopo, l'esponente della Lega ha pubblicato un altro tweet per spiega: "PER GLI ANALFABETI FUNZIONALI si specifica che quanto scritto sopra significa considerare STUPIDA E SPREGEVOLE sia la domanda sulla profilassi che quella sulla vaccinazione. Perché quella che GIUSTAMENTE sarebbe considerata domanda CRETINA in un caso è approvata nell'altro?".

"Prima di chiedere mediazioni sul ddl Zan, Salvini sia coerente e cacci Borghi dal suo partito", scrive Zan, sempre su Twitter.

"Claudio Borghi si deve scusare per le cose che ha scritto sui social. La Lega faccia pure ostruzionismo al ddl Zan, non lo approvi, ma ciò non toglie che basterebbe un minimo di buon senso per non dire certe scempiaggini", dice in Aula alla Camera il vice presidente del gruppo di Fi, Elio Vito, stigmatizzando quanto scritto dal deputato leghista sui social.

"Se Borghi si vaccina o non si vaccina - aggiunge Vito - poco importa ma eviti di fare dichiarazioni indegne che stanno generando una polemica altrettanto indegna. Chieda scusa a me, alla comunità e a tutti i cittadini che dovrebbe rappresentare con onore e decoro. Gettare nuovamente sulla comunità lgbt e sull'omosessualità lo stigma della sieropositività sia una cosa ignobile".

"La scienza ha dimostrato che è inesatto ma soprattutto che tutto questo non c'entra nulla con la vaccinazione contro il Covid. Paragonare omosessualità e sieropositività è un gravissimo gesto di discriminazione", conclude il vice capogruppo di Fi al quale il deputato del Pd, Filippo Sensi, alzandosi dal proprio scranno, ha stretto la mano.

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