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Lavoro: De Feo, bene Jobs act, ora aggredire legge 104 e altre rigidità

29 marzo 2015 | 16.55
LETTURA: 5 minuti

Il docente di Diritto del Lavoro in diverse università, da Bari a Lecce, in una intervista all'Adnkronos, pur sottolineando gli aspetti positivi della riforma, evidenzia la necessità di interventi ancora più incisivi

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Antonio De Feo, docente di Diritto del Lavoro

Il Jobs act "è un tentativo importante" di sbloccare il mercato del lavoro. Ma "occorre fare di più aggredendo tutte le rigidità" che ancora ci sono "a partire dalla legge 104". Ne è convinto il professore Antonio De Feo, che ha insegnato Diritto del Lavoro in diverse università della Puglia, a Bari e Lecce, che in una intervista all'Adnkronos, pur sottolineando gli aspetti positivi della riforma evidenzia la necessità di interventi ancora più incisivi.

A proposito della legge 104, che consente al lavoratore di avere dei giorni di riposo per assistere un congiunto gravemente malato, spiega: "Ognuno fa questa certificazione medica, che poi non viene sottoposta a nessun controllo e il danno lo subisce l'imprenditore perché deve concedere due-tre giorni di lavoro al mese nei confronti di questi lavoratori, che poi non si capisce bene che utilizzo ne facciano". Non c'è solo la legge 104: "Questo - spiega il giuslavorista - è un esempio ma ci sono diversi interventi da effettuare per rendere più gestibile il rapporto di lavoro. Noi veniamo da 30 anni di gestione rigida del rapporto di lavoro, dallo statuto dei lavoratori in su ci sono tutte norme che hanno irrigidito il rapporto di lavoro".

Quanto all'aumento delle assunzioni a tempo indeterminato De Feo dice appunto che "ci sono due effetti riflessi: sia quello della legge di stabilità, che ha già riconosciuto gli sgravi contributivi, quindi che ha favorito e incentivato gli imprenditori a fare delle nuove assunzioni, sia il Jobs Act perché è venuto meno il timore della tutela reale, cioè della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, quindi diciamo che c'è un effetto combinato".

Il giuslavorista, riforma ha avuto anche un effetto psicologico

"E' anche un effetto psicologico - prosegue De Feo - nei confronti del datore di lavoro perché quello era uno dei timori principali, si faceva sempre la battuta che era più facile divorziare piuttosto che licenziare un lavoratore. Si sono combinati tra di loro da un lato gli sgravi e le agevolazioni contributive dall'altro il venire meno di questo timore di dover reintegrare il lavoratore in caso di licenziamento illegittimo".

Per De Feo, comunque, si può fare di più: "Nella materia del diritto del lavoro è tutto perfettibile - sottolinea - nel senso che la materia è sensibile alle evoluzioni sociali e agli effetti economici o delle crisi, quindi non si può dire che questa normativa nuova abbia soddisfatto tutte le aspettative dei datori di lavoro perché, ci sono ancora dei margini di flessibilità che possono essere utilizzati nella gestione del rapporto di lavoro".

"Il Jobs Act - afferma ancora- è un tentativo importante di sbloccare che sicuramente produrrà degli effetti ma ci sono ancora degli interventi da fare. Su tutta questa materia, al di là delle proteste di natura sindacale, c'è sempre il rischio dell'intervento della Consulta, perché le norme saranno sicuramente esposte al vaglio della Corte Costituzionale e non è escluso che ci possa essere qualche intervento di modifica o di abrogazioni addirittura".

"Se ci saranno segnali di ripresa movimento di Landini non avrà storia"

Per vedere i risultati del Jobs Act, sottolinea il docente di Diritto del lavoro, si dovrà attendere la fine dell'anno. Quanto ai punti critici invece De Feo spiega che "ogni norma trova la sua verifica nella sua applicazione concreta. A priori si può dire che c'è un affievolimento delle tutele in favore dei lavoratori occupati perché l'eliminazione quasi completa della reintegrazione è sicuramente un affievolimento dei diritti, però bisognerà vedere come viene applicata questa normativa. Bisognerà vedere la magistratura del lavoro come interpreterà queste norme".

Dopo la manifestazione di ieri promossa dal segretario generale della Fiom Maurizio Landini, che ha lanciato la sfida al governo, De Feo sottolinea che "se ci saranno questi segnali di ripresa, sicuramente questo movimento non avrà storia, quando le cose vanno bene nessuno va a fare lotte ideologiche, se mancheranno questi risultati positivi allora questi movimenti avranno un certo seguito".

Più in generale secondo il decente di Diritto del lavoro "questo rapporto sindacato-partiti politici c'è sempre stato, ed è difficile tagliarlo. Adesso si sta un po' allentando". "Secondo me - aggiunge - è un male perché ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere. Le finalità delle due attività sono diverse perché il sindacato deve tendere a tutelare il lavoratore mentre il partito deve tendere a tutelare il cittadino". "Landini comunque - sottolinea infine De Feo - tende a non rappresentare questa sua istanza come un'istanza politica ma cerca di riferirla sempre al mondo sindacale perché altrimenti si creerebbero grossi problemi anche per lui".

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