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De Molli (Ambrosetti), ristrutturare intera fiscalità tabacco

07 luglio 2014 | 13.06
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Serve aumento di alcune componenti a scapito di altre, allineandosi alle linee guida europee.

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"Il comparto dei prodotti a base di tabacco ha generato, nel 2013, 13.5 miliardi di euro per le casse dello Stato, un dato in contrazione di 670 milioni di euro rispetto all’anno precedente, con previsioni anche più severe per il prossimo triennio, fino a una perdita ulteriore stimabile in oltre 450 milioni di euro, in assenza di interventi correttivi. Quindi, un intervento era necessario". Così, con Labitalia, Valerio De Molli, managing partner di The European House - Ambrosetti, sul possibile aumento delle accise sui tabacchi allo studio del governo.

De Molli è autore di una recente ricerca sul tema. "Tuttavia -continua De Molli- il punto centrale non dovrebbe essere quello dell’aumento delle accise in quanto tali, ma quello di una ristrutturazione complessiva della fiscalità di settore, con un cambio di approccio, che veda un aumento di alcune componenti a scapito di altre, allineandosi alle linee guida europee".

De Molli, infatti, spiega che "l'attuale schema fiscale si caratterizza per la combinazione di un’elevata componente proporzionale al prezzo, di una contenuta imposta 'specifica' (commisurata ai volumi di vendita) e di un’accisa 'minima', che fissa il livello minimo di contribuzione fiscale. E’ un’impostazione molto orientata alla tassazione del prezzo, diversamente da quella adottata da numerosi Paesi europei (Svezia, Germania, Grecia, Regno Unito, Paesi Bassi, tra gli altri), che negli ultimi anni hanno realizzato riforme volte a stabilizzare il gettito fiscale attraverso l’aumento della componente fissa della tassazione rispetto a quella proporzionale, in linea anche con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità per la riduzione del consumo di tabacco".

Secondo De Molli, nelle misure in corso di definizione da parte dell'esecutivo "la novità è che finalmente si intraprende la strada di una riforma strutturale, che, oltretutto, pare andare nella direzione di quanto suggerito dall’Oms". "Tuttavia, i valori a oggi ipotizzati appaiono non pienamente in linea con un significativo passo avanti nella direzione auspicabile", avverte.

"Le ipotesi in campo, infatti, implicano -continua De Molli- di sganciare ancora molto poco la struttura fiscale italiana dall’andamento dei prezzi: l’accisa specifica, secondo le notizie circolate in questi giorni, salirebbe, ma in modo contenuto e in parallelo aumenterebbe anche l’aliquota di base, non abbattendo, quindi, in modo significativo la componente proporzionale della nostra tassazione, nonostante questa sia già la più alta d’Europa".

Per De Molli, "il forte aumento della quota di mercato del segmento di prodotti a basso prezzo, cui si è assistito recentemente, è uno degli elementi che hanno concorso, in presenza di una tassazione come l’attuale, al complessivo calo di gettito registratosi".

Secondo l'esperto, "il rischio concreto è quello di un recupero solo parziale del grave deficit di gettito, anche in chiave prospettica". "La riforma potrebbe prevedere, secondo le informazioni disponibili, la possibilità di un eventuale innalzamento - dice - dei valori di accise oggi proposti, nel prossimo biennio: secondo stime preliminari, nel caso fosse perseguita pienamente questa opzione, si assisterebbe a un maggior recupero di gettito, ma non tale da colmare totalmente, al 2016, la caduta registratasi".

De Molli, invece, ritiene che "debba essere intrapreso in modo più coerente e incisivo un percorso di ribilanciamento delle componenti fiscali, consentendo di generare, nel breve-medio termine, una reale stabilizzazione del gettito: questo implicherebbe di prevedere un aumento più significativo dell’accisa specifica, rispetto alle ipotesi proposte, e di non innalzare la componente proporzionale della tassazione, svincolando il gettito dalle dinamiche di prezzo".

"L’adozione di soluzioni maggiormente incisive avrebbe -conclude- anche alcuni vantaggi significativi, oltre all’impatto positivo per l’erario: un forte allineamento della struttura tributaria italiana a quella europea, la salvaguardia del valore dell'intera filiera nazionale, distribuzione compresa, la neutralità degli interventi fiscali sulla segmentazione del settore".

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