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De Paoli: "Prezzo petrolio può scendere ancora, sui 50 dlr in 2016"

13 gennaio 2016 | 15.12
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(Afp) - Afp

Il prezzo del petrolio, che si aggira attualmente intorno ai 30 dollari al barile, "può scendere ancora un po'" ma "mi aspetterei che siamo vicino al fondo del barile". Nel breve periodo "penso che il prezzo tornerà a salire ma solo un poco. Non mi aspetto un grande rimbalzo". Ad affermarlo all'Adnkronos è Luigi De Paoli, professore di Economia applicata all'Università Bocconi, commentando l'attuale andamento del prezzo del greggio.

"A meno di eventi straordinari penso che in media il prezzo del petrolio nel 2016 non sarà superiore alla media del 2015 che è stata intorno ai 50 dollari al barile", sottolinea ancora l'economista.

Per arrivare ad un rimbalzo del prezzo del greggio "dovrebbe scendere la produzione di petrolio non convenzionale, il tight oil, negli Stati Uniti. Attualmente la produzione si attesta sui 5-5,5 milioni di barili al giorno e per arrivare ad un rimbalzo del prezzo dovrebbe scendere di 2-3 mln".

E' ancora presto perché l'Opec decida di tagliare la produzione di petrolio. "L'Opec -spiega De Paoli- è un'organizzazione molto diversificata. Ci sono paesi che hanno sempre prodotto tutto quello che potevano e più o meno solo l'Arabia Saudita può decidere di tagliare la sua produzione". E attualmente, rileva l'economista, "l'Arabia Saudita non ha alcun interesse a tagliare la propria produzione mentre gli altri non possono o non vogliono farlo".

A spiegare la presa di posizione di Riyad, secondo De Paoli, non c'è solo il contrasto al tight oil Usa ma anche all'Iran. "L'Iran adesso si appresta a tornare sullo scena internazionale e con l'Arabia Saudita i rapporti sono quelli che sono. L'Iran vuole recuperare la quota di mercato persa nei 3-4 anni di embargo e l'Arabia Saudita non ha alcun interesse a lasciargli recuperare tagliando la propria produzione".

E poi ovviamente c'è il contrasto alla produzione di petrolio non convenzionale. "Con un petrolio intorno ai 80-100 dollari è probabile che il tight oil si sviluppa anche in altre aree del mondo e non solo negli Stati Uniti. Ci ritroviamo in una situazione simile a quella di 25 anni fa quando l'Arabia Saudita scelse di tagliare la propria produzione ma favorendo nel contempo le produzioni di petrolio nelle aree extra Opec. E una volta perso un po' di terreno è molto difficile recuperarlo", osserva De Paoli.

Proprio per questo, sostiene l'economista, "è molto difficile che l'Opec arrivi alla decisione di tagliare la produzione di petrolio. O lo fanno tutti o aspetteranno a prendere questa decisione". Certo, in questa situazione di prezzo, "ci sono problemi di entrate e di bilancia dei pagamenti in alcuni paesi dell'area Opec, in particolare in Venezuela e in Nigeria. La stessa Arabia Saudita inizia ad avere delle entrate non sufficienti per sostenere le proprie politiche di welfare e gli investimenti ma può ancora resistere in attesa di tempi migliori nel giro di qualche anno".

L'obiettivo dell'Arabia Saudia è chiaramente quello di cercare di tagliare un po' di produzione non convenzionale. E questo, rileva De Paoli, "è un problema politica non da poco. Se effettivamente si arriverà ad un taglio di 2-3 milioni di barili al giorno del tight oil anche a livello geopolitico questo avrà un suo peso. Con l'arrivo della produzione Usa, infatti, gli Stati Uniti hanno proceduto ad un parziale disimpegno dal Medio Oriente ed è diventata meno interventista. Se tornano a diventare dipendenti anche la loro posizione potrebbe cambiare".

L'attuale 'resistenza' del tight oil Usa, che si diceva che non poteva resistere sotto i 60 dollari al barile, rileva De Paoli, "sarebbe legata al fatto che l'industria del 'tight oil', soprattutto le aziende piccole e medie del settore, è basata sui prestiti bancari. Visto il forte indebitamento delle aziende del settore ci sono quindi solo due possibilità: o si chiude il rubinetto ma l'azienda fallisce e si rischia di non recuperare i crediti o l'impresa è troppo 'grande' o troppa esposta per fallire e quindi si va avanti dandogli crediti".

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