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Delitto di via Poma, finisce l'incubo per Raniero Busco. Cassazione: "Nessuna prova contro di lui"

24 settembre 2014 | 15.50
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Dal morso al Dna il movente è congetturale, ecco perché l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni è stato assolto in via definitiva

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Finisce l'incubo per Raniero Busco. L'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, accoltellata a morte in via Poma a Roma il 7 agosto 1990, è stato assolto definitivamente in Cassazione dall'accusa di omicidio.

La Suprema Corte, nelle motivazioni sul delitto, prima di esaminare le contestazioni sollevate dalla Procura di Roma (bocciate) che si era opposta all'assoluzione di Busco, ricorda che "il giudice deve svolgere il 'ruolo di custode del metodo scientifico' per evitare di aderire all'una o all'altra opinione sulla base di argomentazioni fallaci o non del tutto comprensibili".

Quanto alle cause della morte di Simonetta, piazza Cavour dà atto che "sono pacifiche: uno shock emorragico derivante da 29 lesioni penetranti al versante anteriore del capo, del collo e del tronco e alle regioni inguino perineali.

Movente - La Cassazione si allinea al giudizio d'appello e dice che "il movente dell'omicidio" come ricostruito dalla sentenza di primo grado che aveva condannato Busco a 24 anni di reclusione per l'omicidio di Simonetta è "ampiamente congetturale".

Dna - L'origine del Dna sia dell'imputato che della vittima rinvenuto sui capi di vestiario risulta non accertato dal punto di vista scientifico: l'esito dell'analisi alfa-amilasi, in grado di determinare se un determinato Dna sia di origine salivare, è stato negativo.

Morso - Non è stata raggiunta la prova di un morso sul seno di Simonetta Cesaroni nè della sua attribuzione a Busco. Tesi, invece, sostenuta dal giudice di primo grado. Arcata dentale di Busco - Scrive la Cassazione che "la conclusione secondo cui il raffronto tra elaborazioni di fotografie di Simonetta Cesaroni, elaborazione di un fotogramma dell'arcata dentaria inferiore di Raniero Busco estrapolato da documento visivo dell'epoca (1990) e un calco effettuato a diciotto anni dal delitto, non offre tranquillamente garanzia di validità scientifica sulla postulata compatibilità", è quindi ampiamente argomentata e niente affatto illogica".

Si ricorda che piazza Cavour, lo scorso 26 febbraio ha bocciato anche il ricorso delle parti civili, la famiglia di Simonetta (Paola Cesaroni e la mamma Anna Di Giambattista) che è stata condanna a pagare le spese processuali. In proposito, piazza Cavour dà atto del fatto che "la sentenza d'appello rimarca esattamente che le tracce rinvenute non erano generiche, ma di sangue umano; sottolinea infine che non vi erano dubbi sulla validità delle analisi svolte su quei reperti, per di più ripetute in due diverse consulenze". La Cassazione scrive chiaramente che "nessun tema è stato eluso nell'analisi della prova scientifica" e che non c'è stata nessuna "adesione acritica alle conclusioni dei periti".

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