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Dengue, un caso nel vicentino

27 agosto 2020 | 18.06
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Il paziente, di 54 anni, è residente nel Comune di Montecchio Maggiore. La Regione: "Caso autoctono, focolaio famigliare"

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(Fotogramma)

Il Laboratorio di Microbiologia di Padova ha segnalato un caso di dengue in un paziente di 54 anni residente nel Comune di Montecchio Maggiore (Vicenza). A darne notizia la Direzione Prevenzione della Regione del Veneto aggiungendo che a "seguito di indagini microbiologiche si è definito che si tratta di un caso autoctono di febbre dengue, in quanto il soggetto non ha effettuato viaggi di recente all’estero, ma l’infezione è stata trasmessa dalla zanzara tigre che ha punto un famigliare rientrato a fine luglio dall’Indonesia, che in data odierna è stato confermato essere il caso indice".

“Il paziente – riferiscono gli esperti della prevenzione regionale - ha manifestato una sintomatologia simil influenzale iniziata il 16 agosto e risoltasi il 20 agosto. Hanno presentato la stessa sintomatologia, durata pochi giorni, altri componenti del nucleo familiare, che attualmente godono buone condizioni di salute e non sono stati ricoverati. Il focolaio appare circoscritto a livello famigliare. Sono stati avviati tutti gli interventi di disinfestazione previsti”.

La febbre dengue è un’arbovirosi causata da uno dei virus Dengue trasmesso all’uomo dalla puntura di zanzare infette del genere Aedes, soprattutto A.aegypti, che pungono prevalentemente di giorno. I virus della febbre dengue appartengono alla famiglia delle Flaviviridae, endemici nella maggior parte dei paesi tropicali.

L’esordio è caratterizzato da febbre per 3-5 gg, cefalea, mialgia, artralgia, dolori retro-orbitali, disturbi gastrointestinali e rash generalizzato che compare generalmente alla risoluzione della febbre. La Regione del Veneto già dal 2010 ha attivato un sistema di sorveglianza delle “febbri estive” per identificare precocemente tutti gli eventuali casi di febbre sia di importazione che autoctona creando una rete costituita dai Laboratori di Microbiologia e dai Reparti di Malattie Infettive delle Aziende Ulss ed Ospedaliere del Veneto con la collaborazione dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta.

Tale sistema, fa sapere la Regione Veneto, permette di intercettare rapidamente tutti i casi di arbovirosi di importazione (Dengue, Chikungunya, Zika) e autoctone (West-Nile e Usutu). Difatti in questo caso è stato di fondamentale importanza il sospetto clinico del medico curante, la rapida identificazione del virus e le azioni di sanità pubblica messe in atto dall’Azienda Ulss.

Il sistema di sorveglianza permette di essere tempestivi nelle azioni da attuare sul territorio quali la disinfestazione di emergenza dei siti sensibili con la collaborazione della Autorità Sanitaria dei Comuni, la predisposizione di ordinanze rivolte alla popolazione, la comunicazione di allerta ai medici di medicina generale e il rafforzamento della sorveglianza entomologica e monitoraggio delle aree interessate. Tutte queste azioni sono anche richieste dal Piano Nazionale di Sorveglianza e Risposta alle Arbovirosi (Pna) 2020-2025.

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