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'Dia 1991-Parlare poco. Apparire mai', a Roma la prima del film

28 ottobre 2021 | 00.07
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Ayala: "Con metodo Falcone risultati straordinari"

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Immagine di repertorio (Fotogramma)

Giovanni Falcone e la sua intuizione di creare una Direzione investigativa antimafia, attraverso gli occhi dell'amico e braccio destro Giuseppe Ayala. E gli uomini e le donne della Dia con le loro emozioni. Sono loro i protagonisti del film 'Dia 1991-Parlare poco. Apparire mai', scritto da Diana Ligorio, con la regia di Leonardo Dalessandri e prodotto da Rai Cinema e 42esimo parallelo. In occasione dei 30 anni dall'istituzione della Direzione investigativa antimafia, che nacque solo dopo la strage di Capaci, il film è stato proiettato questa sera in anteprima al Cinema Teatro Moderno di Roma, alla presenza di autorità e rappresentanti delle istituzioni.

''Non è una fiction e non è un documentario - ha spiegato l'autrice in sala prima della proiezione - ma vuole essere un prodotto nuovo niente di celebrativo ne' retorico. Ripercorre la lotta alle mafie nei 30 anni della Dia e la storia degli investigatori che hanno lavorato nell'ombra rendendosi invisibili come i latitanti che hanno catturato. Racconta gli uomini e non i vertici. C'è quello Stato nascosto, invisibile, che lavora senza far parlare di sé. Per questo ci sono poche sirene, c'è poco rumore''. Nel film il magistrato Ayala racconta Falcone e gli investigatori, che nella realtà hanno partecipato alle catture di famosi latitanti, resi irriconoscibili per motivi di sicurezza, ripercorrono il duro lavoro, che li ha portati lontani dalle famiglie a lottare giorno dopo giorno per raggiungere l'obiettivo. Dalla cattura di Leoluca Bagarella, all'inchiesta Olimpia sulla 'ndrangheta, fino all'arresto di Francesco Schiavone 'Sandokan'.

''Falcone, dico una cosa assolutamente ovvia, è stato un grande innovatore e il suo metodo ha garantito allo Stato, non solo ai magistrati ma anche alla polizia giudiziaria, dei risultati che sono stati straordinari, che sono sotto gli occhi di tutti e che in passato erano impensabili - ha detto Ayala dopo la proiezione del film - E purtroppo ha pagato con la vita, in quella logica aberrante di questi criminali quello è il prezzo da pagare''.

Sugli apprezzamenti per la sua interpretazione nel film Ayala ha raccontato: ''Qualcuno mi ha detto 'hai sbagliato mestiere' ma io facevo il pubblico ministero e lì serviva avere facilità di parola, non a caso fui scelto, pur essendo l'ultimo arrivato, per rappresentare l'accusa al maxi processo ma non solo. Il risultato lo portavamo sempre a casa, questo è vero''.

''Questo è un film che farà riflettere molti italiani sull'impegno reale e vero delle forze di polizia che hanno una professionalità che spesso ai cittadini comprensibilmente sfugge - ha aggiunto - Il valore di questo filmato è ridare fiducia agli italiani''.

Sull'emozione che ha provato rivedendo le immagini della strage di Capaci Ayala ha concluso: ''E' una ferita che non si rimargina, sono passati 30 anni ma la ferita rimane''. Alla proiezione del film era presente anche Maria Falcone, che parlando del fratello ha sottolineato: ''Giovanni ha dato tanto a noi tutti italiani e alla giustizia italiana''.

(di Giorgia Sodaro)

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