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'Diabolik' trascinò in tribunale Johnny Dorelli, nuovo caso Al Bano-Jackson?

22 dicembre 2020 | 17.45
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Alla vigilia dell'uscita del film dei Manetti Bros sul criminale dei fumetti le rivelazioni dell’editore del fumetto Mario Gomboli che è anche il soggettista del film dei Manetti Bros ‘Diabolik’ in uscita a gennaio

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‘Diabolik’ trascinò in tribunale Johnny Dorelli. Sì, perché, fu proprio il famoso fumetto delle sorelle Giussani a diventare un caso giudiziario che coinvolse il cantante showman, come racconta a Michele Bovi l’editore del fumetto Mario Gomboli che è anche il soggettista del film dei Manetti Bros ‘Diabolik’ in uscita a gennaio, con Luca Marinelli nei panni del criminale, Miriam Leone in quelli della compagna Eva Kant e Valerio Mastandrea dell’ispettore Ginko. In tutta la saga nero-fumettistica degli anni ’60, tra Diabolik, Kriminal, Satanik, Sadik, Zakimort, tra accuse e controaccuse di plagio, l’unico a finire in tribunale fu, dunque, il cantante-attore Johnny Dorelli. E la storia di questa vicenda, che ora viene alla luce, sarà domani al centro del racconto del giornalista Rai Bovi sul web magazine Coolmag.it che l’Adnkronos è in grado di anticipare. Attraverso le testimonianze non solo di Gomboli, ma anche di Alfredo Castelli, storico del fumetto che a sua volta ideò diverse avventure del ladro mascherato, i pezzetti di un puzzle inedito si stanno per ricomporre. E non mancheranno clamorose analogie con il famoso caso di plagio tra Al Bano e Michale Jackson.

Quel Diabolik che a breve vedremo probabilmente su qualche piattaforma vista la situazione Covid e quella , a cascata, delle sale cinematografiche italiane, nel film diretto dai Manetti Bros. – con Luca Marinelli nei panni del criminale, Miriam Leone in quelli della compagna Eva Kant e Valerio Mastandrea per l’ispettore Ginko – fu protagonista oltre mezzo secolo fa di una vertenza giudiziaria nella sorprendente veste di parte lesa. I magistrati del tribunale di Roma nel 1968 furono chiamati a pronunciarsi su una causa intentata dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, creatrici di Diabolik, contro il film ‘Arriva Dorellik’ diretto da Stefano ‘Steno’ Vanzina e prodotto da Dino De Laurentiis, che era la trasposizione cinematografica dell’esilarante e maldestro criminale interpretato da Johnny Dorelli con i testi di Franco Castellano e Giuseppe ‘Pipolo’ Moccia per il varietà televisivo ‘Johnny Sera’ del 1966.

“In realtà le Giussani non ce l’avevano con Dorelli e i suoi autori – rivela l’editore Mario Gomboli – La citazione in giudizio era diretta a colpire Dino De Laurentiis con il quale c’era stata un’impetuosa baruffa a seguito del film Diabolik, diretto nel 1968 da Mario Bava”. Il produttore aveva acquistato dalle due sorelle i diritti cinematografici per la pellicola interpretata da John Phillipp Law (Diabolik), Marisa Mell (Eva Kant) e Michel Piccoli (l’ispettore Ginko), ma non tutti gli accordi stabiliti erano stati rispettati. Almeno secondo Angela Giussani che pertanto tentò di lavare l’onta osteggiando De Laurentiis nella realizzazione cinematografica del buffo personaggio incarnato da Johnny Dorelli. “Un regolamento di conti che tuttavia non gratificò le sorelle milanesi – aggiunge Gomboli – I giudici infatti riconobbero agli accusati il diritto di parodia e di satira e ‘Arriva Dorellik’ fu assolto”. Fu l’unica vertenza per contraffazione di Diabolik che le Giussani affrontarono nonostante il reato fosse stato ripetutamente ipotizzato dai loro legali pronti ad agire contro la schiera dei presunti imitatori: la ‘banda del K’ come ancora oggi li definisce Mario Gomboli, ovvero ‘Kriminal’ e ‘Satanik’ entrambi di Max Bunker (al secolo Luciano Secchi) e ‘Sadik’ di Nino Cannata.

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