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Difesa Cutolo: "I malati non devono morire in carcere, la Costituzione è ancora vigente"

12 maggio 2020 | 18.57
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L'avvocato Aufiero all'Adnkronos: "Rispetto la decisione del magistrato di sorveglianza ma le sue patologie sono incompatibili con la detenzione. Prendo atto che Cutolo appartiene a quella categoria di detenuti destinata a morire in carcere"

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Raffaele Cutolo (Fotogramma)

"Rispetto il provvedimento del magistrato, sebbene non lo condivida. Andrò a Bologna davanti al Tribunale di Sorveglianza per portare avanti la mia difesa e l'idea che le patologie molto gravi di cui soffre Cutolo siano incompatibili con il sistema carcerario". Così all'Adnkronos l'avvocato Gaetano Aufiero, difensore di Raffaele Cutolo, commenta la decisione del magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia che ha respinto l'istanza con la quale venivano chiesti gli arresti domiciliari per il boss della Nuova Camorra Organizzata.

"Cutolo - spiega Aufiero - ha patologie molto gravi soprattutto a livello polmonare, un uomo di 79 anni con quelle patologie non dovrebbe stare in carcere. Nelle ultime settimane ho ascoltato e letto tanti commenti di persone che hanno gridato allo scandalo per scarcerazioni più o meno rilevanti, ma soprattutto ho sentito commenti di chi ritiene che il sistema giudiziario, penale e penitenziario italiano debba esprimere un'idea di morte, cioè che una persona malata deve morire in carcere. Io appartengo a una schiera spero non minoritaria che ritiene che invece la Costituzione sia ancora vigente e che l'articolo 27 merita rispetto. Prendo atto che Cutolo appartiene a quella categoria di detenuti destinata a morire in carcere, di questo prendo atto con estrema delusione, non per il provvedimento in sé".

Quindi precisa: "Il provvedimento è stato emesso oggi pomeriggio e io ho ricevuto la Pec alle 15.41 - racconta l'avvocato - per cui quello che Salvini ha detto più di 10 giorni fa (in una diretta Facebook, ndr) è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Ma quello che dice Salvini o che dicono altri politici mi interessa poco, mi urtano più i commenti di magistrati ed ex magistrati che hanno studiato diritto e sono uomini di legge e che ritengono che il sistema penale sia un sistema di morte, dove un uomo con patologie incompatibili con il sistema carcerario deve restare in carcere".

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