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Don Mennini, il nunzio apostolico che lasciò l'Italia dopo il caso Moro/Scheda

27 febbraio 2015 | 13.18
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L'attuale Nunzio Apostolico a Londra avrebbe fatto da 'postino' durante i 55 giorni di sequestro recapitando le lettere del presidente Dc

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“Don Antonello Mennini raggiunse Aldo Moro nel covo delle Brigate Rosse e noi non lo scoprimmo. Ci scappò Don Mennini". Francesco Cossiga, ministro dell'Interno ai tempi del sequestro Moro, poco prima della sua scomparsa, ricordava quella falla, non l'unica, nell'attività delle forze dell'ordine che si trovarono a fronteggiare l'operazione delle Br, che avevano colpito al cuore dello Stato. Di lui lo stesso Cossiga disse che avrebbe confessato Moro, dandogli la comunione poco prima dell'assassinio.

Nel 1978, Mennini era viceparroco a Roma, nella chiesa di Santa Chiara in piazza dei Giochi Delfici, a poche centinaia di metri dall'abitazione di Moro. Mennini aveva nel 1978 poco più di 30 anni ed era il confessore del presidente della Dc. Per molti, in quei drammatici 55 giorni, il giovane prete diocesano fu il 'canale segreto' tramite cui i carcerieri di Moro e lo stesso leader Dc, recapitavano i messaggi dalla prigione del popolo. Don Antonello, uno degli undici figli di un importante funzionario dello Ior, la banca vaticana, formatosi dai gesuiti del collegio Massimo, si sarebbe trovato così, forse su indicazione dello stesso Moro, a fare da 'postino'.

Il giorno dopo il tragico epilogo della vicenda, con il rinvenimento del corpo di Moro a Via Caetani, la Santa Sede lo fece allontanare dalla Capitale, nominandolo diplomatico. Viaggi in Congo, Turchia, Bulgaria, Russia e Uzbekistan. Poi nel 2002 viene mandato a Mosca, in pianta stabile, come Nunzio apostolico, infine, nel 2010 passa a Londra. Il suo nome non figura in alcuna deposizione dei tanti processi Moro. Da lui il Vaticano, fino ad oggi, ha sempre ottenuto il riserbo, tenendolo lontano dai tribunali, non permettendo che la Polizia o le autorità giudiziarie lo interrogassero. Ora la svolta, con l'audizione di fronte ai parlamentari della Commissione di inchiesta sul caso Moro, in programma lunedì 9 marzo.

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