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Donazione samaritana di rene salva 4 persone, secondo caso in Italia

15 luglio 2016 | 16.05
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Nuova donazione samaritana di organi in Italia. Una catena di trapianti incrociati di rene da vivente, in modalità cross-over, è stata ‎eseguita in questi giorni consentendo di donare e trapiantare, con una staffetta durata 33 ore e mezzo, quattro pazienti. E tutto è partito dal gesto di solidarietà di una donna di 60 anni anonima, di Milano. Lo hanno riferito, oggi a Roma, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti.

Un caso di particolare rilevanza, il secondo in Italia, perché grazie alla donazione cros‎s over da vivente è stato possibile incrociare in successione tutti i donatori e i riceventi delle coppie - idonei al trapianto da vivente ma incompatibili fra loro a livello immunologico e per gruppo sanguigno - creando appunto una catena di donazioni e trapianti, fra Milano, Pisa e Siena.

"E' il secondo caso di samaritano che ha donato un rene e poi si è innescata una catena per altri tre reni. Questa - ha detto Lorenzin riferendosi alla strage di Nizza di ieri sera - deve essere la risposta quotidiana alla cultura dell'odio disseminata nella nostra società. Senza nessun fine oggi ci sono 4 pazienti che vivono grazie a questo gesto". "C'è un altro donatore samaritano pronto - ha reso noto Nanni Costa - e altri che vengono studiati. I trapianti in Italia aumentano per lo spirito di donazione che sta crescendo anche grazie alle campagne di sensibilizzazione. E oggi oltre 1.300 Comuni danno la possibilità di segnalare i donatori sulla carta d'identità".

Il primo anello di questa catena è stata dunque una donna, "come accade più spesso, perché donano a un figlio, a un marito, mentre gli uomini lo fanno molto di meno", ha fatto notare Giuseppe Remuzzi, nefrologo dell'ospedale Papa Giovanni XXIII e dell'Istituto Mario Negri di Bergamo. Una donatrice samaritana, senza alcun legame affettivo con i riceventi, che ha deciso di salvare una vita. Un gesto altruistico che in Italia è ammesso solo per il rene.

Martedì 5 luglio alle 6.10, dunque, il secondo samaritano d'Italia ha donato il proprio rene in un centro della Lombardia e da quel momento è partita una organizzazione complessa che ha riguardato 4 donatori (1 maschio e 3 femmine) e 4 pazienti (3 maschi e 1 femmina) che hanno ricevuto il trapianto. La catena ha coinvolto oltre al Cnt la Fondazione Irccs Ca' Granda - ospedale Maggiore Policlinico di Milano, l'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, l'Azienda ospedaliera universitaria senese ospedale Santa Maria alle Scotte, l'Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, la Polizia di Stato.

La donatrice samaritana è stata inserita in un programma di carattere nazionale gestito dal Centro nazionale trapianti che "prevede un iter specifico e scrupoloso per la valutazione clinica e psicologica del donatore - spiega Nanni Costa - e un esame di parte terza che, per la donazione samaritana, viene compiuta da una commissione nazionale. Superate queste tre fasi il donatore samaritano è stato considerato idoneo ed è iniziato il protocollo. In questo caso ci siamo anche 'aiutati' con un gruppo su Whatsapp, al quale hanno partecipato tutti gli ospedali coinvolti per coordinare le operazioni in tempo reale".

Tre i centri in cui sono stati prelevati i quattro reni, tre i centri di trapianto che hanno ricevuto gli organi donati, 4 equipe e circa 55 persone coinvolte tra medici, infermieri, rianimatori, operatori della Polizia di Stato, che ha assicurato il rapido trasporto degli organi con personale della Polizia stradale a bordo della Lamborghini Huracan, percorrendo circa 1.000 km, un processo seguito in diretta attraverso il gruppo Whatsapp creato per un aggiornamento costante h 24.

"Il trapianto da vivente - commenta il chirurgo Ugo Boggi, che ha eseguito i due interventi a Pisa - è un atto straordinario e spiegare a una persona che riceverà un organo da samaritano è una notizia che viene presa sempre molto bene. Ci aspettavamo diffidenza, invece viene accettata in maniera meravigliosa. La donazione da cadavere rimane la base, ma il mio auspicio è che questa attività sbocci a pieno in Italia, dandoci la possibilità di operare le sempre più numerose persone in lista per rene da cadavere. E le 'catene' potrebbero partire anche da un donatore deceduto e non per forza vivente".

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