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"Donna e chirurga, non lascio l'Italia. Anche qui ce la puoi fare"

05 febbraio 2019 | 17.10
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Nella foto la chirurga Daunia Verdi

di Chiara Moretti

Ha il viso da bambina e la determinazione di una donna. "I pazienti restano perplessi. Non tanto perché non sono un uomo, ma perché sembro giovanissima. 'Opera lei?' mi chiedono preoccupati". A soli 35 anni Daunia Verdi è una chirurga generale di un ospedale veneziano, oltre che vicepresidente dell'associazione Women in Surgery Italia. "La sala operatoria mi fa sentire viva. Ho fatto Medicina per fare Chirurgia, ma una volta era appannaggio maschile" dice all'AdnKronos, calcolando che "a oggi saremo circa il 20%". Gli ultimi dati Istat a cui facciamo riferimento sono del 2015. "Nel 2014 i medici in attività di chirurgia generale erano 8.335, di cui donne 1.790" spiega.

Ora nelle scuole di specializzazione per diventare chirurgo il trend è cambiato. "Stiamo superando il 50%, mentre già a Medicina siamo oltre il 60%" sottolinea. Dopo la laurea e la specializzazione a Padova, la dottoressa ha lavorato in Pronto Soccorso e ora in una struttura, dove ha trovato la sua dimensione perché, sottolinea, "qui posso crescere, imparare e avere tante soddisfazioni". "Operare per me è curativo per la mia anima - rivela -. Quando togli un tumore senti di aver fatto veramente qualcosa per quella persona e quella sensazione ti resterà per sempre".

Dal 2005 al 2015 oltre 10mila medici hanno lasciato l'Italia per lavorare all' estero, mentre sarebbero circa 1500 i laureati che, ogni anno, vanno all'estero per le scuole di specializzazione. "Durante il periodo dei miei studi sono rimasta in Italia anche per timidezza e insicurezza. Ora lo consiglierei a tutti i miei giovani colleghi, in particolare per la specializzazione: vedere come lavorano gli altri ti apre la mente, ti fa crescere professionalmente. È un'esperienza che può farti tornare in Italia con capacità in più, da maturare qui". I medici con la valigia scelgono prevalentemente la Gran Bretagna e la Svizzera. "Magari un giorno ci andrò anch'io", conclude la dottoressa, "ma per ora posso dire che in Italia ce la si può fare", di esempi "oltre a me, per fortuna, ce ne sono tanti".

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