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Donne in Parlamento, Italia in retrovia

03 febbraio 2022 | 09.58
LETTURA: 2 minuti

L'analisi nella rubrica settimanale del quotidiano d’opinione La Ragione - leAli alla libertà a cura del Professor Luca Ricolfi e Fondazione Hume

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L'Italia è al 39esimo posto nel mondo per percentuale di donne in Parlamento, come evidenzia la rubrica settimanale del quotidiano d’opinione La Ragione - leAli alla libertà a cura del Professor Luca Ricolfi e Fondazione Hume dedicata all’analisi quantitativa di tematiche di attualità.

L’Unione interparlamentare ha pubblicato la classifica mondiale dei Paesi ordinati per percentuale di donne in Parlamento. Dalla classifica emergono due aspetti: il primo è che in cima alla lista troviamo il Ruanda, la seconda è che nessuno dei Paesi dell'Unione europea si trova nelle prime 10 posizioni. La Svezia è il primo dei Paesi Ue a entrare in classifica con un dodicesimo posto. L'Italia figura trentanovesima nella classifica globale (preceduta anche da Bielorussia, Etiopia e Burundi) con un magro 36,3% calcolato sui soli seggi della Camera (prendendo in considerazione anche il Senato la percentuale scenderebbe al 32%).

Se è vero che il problema di rappresentare l'elettorato femminile è un tema che accomuna molti Paesi 'evoluti', è altrettanto vero che l'Italia ha fatto dei grossi passi in avanti. Infatti, come riportato recentemente anche dal presidente Draghi, ancora nel 2004 le donne rappresentavano il 9,9% della totalità dei parlamentari.

Un'altra nota dolente è quella della distribuzione delle posizioni di potere. Il 65% dei Ministeri dell'attuale governo (15) è in mano a un uomo mentre il 35% è andato all'altro sesso (8). Inoltre, sono solo 3 le donne a essere titolari di un Ministero con portafoglio. Nonostante i progressi, quindi, è innegabile che ci sia un grosso squilibrio di potere, soprattutto per quanto riguarda le alte cariche dello Stato.

L'elezione del presidente della Repubblica ha costituito un ottimo esempio di come per i partiti preoccuparsi della questione "quote rosa" sia funzionale soprattutto alla raccolta di consensi. I tre uomini leader dei tre principali partiti di governo hanno a più riprese dichiarato di voler vedere la prima donna al Quirinale. Peccato che poi, nei fatti, i nomi trapelati (e dati come favoriti) fossero solo di uomini e che l'unica donna che ci ha puntato davvero, la presidente del Senato Elisabetta Casellati, sia caduta sotto gli anonimi colpi dei propri alleati.

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